Sincronicità e scienza

Sincronicità nella ricerca scientifica

Sintesi esecutiva

La sincronicità, nel senso junghiano classico, è la percezione di una coincidenza significativa tra un evento interiore e un evento esterno priva di una catena causale osservabile. Nella letteratura contemporanea, però, il costrutto è stato quasi sempre operazionalizzato in modi più sobri e psicologicamente osservabili: meaningful coincidences, coincidence perception, apophenia/patternicity, oppure synchronicity awareness. Questo passaggio è decisivo: la ricerca empirica non ha testato l’“acausal connecting principle” di Jung come principio ontologico, ma ha studiato differenze individuali nella frequenza con cui le persone notano, interpretano e valorizzano coincidenze percepite come significative. [1]

Lo stato dell’arte può essere sintetizzato così. Primo: la letteratura empirica diretta è piccola, frammentata e metodologicamente eterogenea; non emerge, allo stato attuale, una base sufficiente per trattare la sincronicità come principio fisico o parapsicologico validato. Secondo: esiste però una linea di ricerca psicologica e neuroscientifica ormai riconoscibile che collega la propensione a percepire coincidenze significative a credenze paranormali, schizotipia positiva, maggiore ricerca di significato, alcune forme di creatività nella vita reale, e a differenze in attenzione, controllo inibitorio, working memory e connettività fronto-parietale. Terzo: in psicoterapia, le coincidenze significative sono studiate soprattutto come materiale narrativo e relazionale, non come prova di causalità non ordinaria; i risultati disponibili suggeriscono utilità clinica potenziale, ma su basi ancora preliminari e soprattutto autoriferite. [2]

Sul piano delle sintesi, non ho individuato meta-analisi quantitative dedicate specificamente alla sincronicità. Le sintesi più importanti sono narrative o teorico-integrative: la rassegna statistica di Diaconis e Mosteller sulle coincidenze, la proposta razionalista di Johansen e Osman, il capitolo integrato psicologico-neurocognitivo di van Elk, Friston e Bekkering, la rassegna sullo stato della ricerca di Roderick Main e il lavoro di Roesler e Reefschläger sull’uso clinico junghiano. In altre parole, la letteratura dispone di framework interpretativi, ma non ancora di una base cumulativa abbastanza omogenea per una meta-analisi robusta. [3]

Metodo e definizioni

Questo report è una scoping review analitica costruita con priorità a: opere di Jung in edizioni accademiche o anteprime Google Books; articoli peer-reviewed ospitati da editori o repository istituzionali; record e abstract collegati a PubMed quando disponibili; capitoli Springer open access; lavori indicizzati e rintracciabili attraverso pagine di publisher, repository universitari e metadata bibliografici. In assenza di accesso diretto e completo alle interfacce proprietarie di PsycINFO e Web of Science, la selezione è stata orientata verso gli studi più citati e meglio documentati nelle pagine di abstract o open/public access. La conseguenza metodologica è che questa revisione è rigorosa nella selezione delle fonti, ma non è un PRISMA formale con conteggi esaustivi di record esclusi.

Nel lessico di Jung, la sincronicità è una “coincidenza significativa” e, più ambiziosamente, un “principio di connessione acausale”; la formulazione matura appare nell’elaborazione culminata nel volume del 1952 poi ripubblicato come Synchronicity: An Acausal Connecting Principle, in dialogo con riflessioni su parapsicologia, ESP, astrologia e con il carteggio/orizzonte intellettuale condiviso con Wolfgang Pauli. La dimensione teo­rica è dunque duplice: fenomenologica, perché riguarda l’esperienza di significato; e ontologica, perché Jung ipotizza un ordine non riducibile alla sola causalità meccanicistica. [4]

Nella tradizione post-junghiana e nella ricerca contemporanea si sono però affermate variazioni operative del costrutto. Le più importanti sono: meaningful coincidences o coincidence perception; synchronicity awareness e meaning-detecting, misurate oggi con scale psicometriche; e concetti adiacenti, come apophenia, patternicity e pareidolia, che descrivono la tendenza a trovare pattern o significati in input casuali o rumorosi. Questa pluralità è utile empiricamente, ma crea anche un problema: gli studi non stanno tutti misurando la stessa cosa. Alcuni rilevano una disposizione a notare coincidenze nella vita quotidiana; altri valutano la tendenza a riconoscere pattern in stimoli casuali; altri ancora misurano l’attribuzione di significato, il contesto terapeutico o il rapporto con creatività e benessere. [5]

Una piccola cronologia aiuta a vedere l’evoluzione del campo. La fase iniziale è dominata da Jung e dalle discussioni filosofico-parapsicologiche; dagli anni Ottanta-Novanta entrano in scena modelli statistici e cognitivi delle coincidenze; dal 2000 in poi compaiono studi correlazionali su credenze paranormali e bias di casualità; dal 2010 in poi si sviluppano linee su psicoterapia, psicometria e neuroscienze; dal 2023-2025 si osserva un aumento di studi con EEG, fMRI, DTI e diari quotidiani. [6]

Periodo

Svolta principale

Anni Cinquanta

Formalizzazione junghiana della sincronicità come principio acausale

Fine anni Ottanta

Programma statistico per lo studio delle coincidenze

Inizio anni Duemila

Studi su credenze paranormali, casualità e frequenza di coincidenze

Metà anni Dieci

Quadro cognitivo-predittivo e studi qualitativi/clinici

Anni Venti

Scale psicometriche, daily diary, EEG, MRI e DTI

La cronologia sopra sintetizza le tappe principali documentate nelle fonti primarie e di revisione. [7]

Evidenza empirica

Il punto più importante, dal lato empirico, è che gli studi diretti sono pochi ma non inesistenti. La tradizione più solida viene da tre famiglie di ricerca: psicologia cognitiva e delle differenze individuali, neuroscienze cognitive e studi clinici/terapeutici o para-clinici. Nel complesso, il campo passa progressivamente dall’aneddoto alla misurazione, ma resta lontano dagli standard di maturità di domini psicologici più consolidati. [8]

Tra gli studi psicologici precoci, Bressan mostrò che, in due studi con 214 partecipanti, i credenti nel paranormale riferivano più coincidenze dei non credenti, ma che questa differenza non era spiegata in modo semplice da un difetto generale di ragionamento probabilistico; la relazione sembrava dipendere piuttosto da una maggiore frequenza di coincidenze riportate e da una rappresentazione più distorta della casualità, almeno in alcuni sottocampioni. In seguito, Bressan, Kramer e Germani associarono la cattura attenzionale visiva alla credenza che le coincidenze siano significative, suggerendo che l’orientamento automatico dell’attenzione verso il nuovo o il rilevante possa facilitare inferenze di “significato” in coincidenze quotidiane. Questi risultati hanno fatto da ponte tra letteratura sul paranormale e modelli cognitivi più non-esoterici. [9]

Gli studi di Rominger e colleghi hanno poi costituito la linea empirica più sistematica. Nel 2011, in un campione di 45 persone, la propensione a percepire coincidenze significative risultò associata a cognitive looseness, interferenza proattiva e schizotipia positiva, mentre un compito di generazione casuale non supportò l’idea che tutto dipendesse semplicemente da una rappresentazione ingenua della casualità. Nel 2018, gli stessi autori collegarono la tendenza a trovare “significato” in configurazioni casuali o coincidenze a una maggiore ampiezza N1, interpretata come segno di attenzione automatica potenziata nelle fasi precoci di elaborazione sensoriale. Nel 2019, in 52 partecipanti, trovarono una replica comportamentale del legame con l’interferenza proattiva e, a livello EEG, maggiore alpha posteriore e minore alpha frontale durante la ritenzione in un compito tipo Sternberg, compatibili con un profilo di carico di working memory più elevato o di controllo inefficiente dell’informazione irrilevante. [10]

Nel 2021-2025 la linea neuroscientifica si è estesa. Unger, Wabnegger e Schienle analizzarono dati VBM di 115 donne e trovarono che la propensione a sperimentare meaningful coincidences era negativamente associata al volume di sostanza grigia in medial prefrontal cortex, inferior frontal gyrus e corteccia parietale superiore/inferiore; l’associazione era più chiara in partecipanti con capacità di coping medie o basse. Nel 2023, Rominger e colleghi riportarono, in un campione di 101 partecipanti, maggiore incremento alpha a occhi chiusi nei soggetti con più meaningful coincidences, interpretandolo come indizio di differenze nei meccanismi di gating sensoriale/inibizione. Nel 2024, sempre su 101 partecipanti, una analisi di resting-state fMRI mostrò che chi percepisce più coincidenze significative presenta connettività alterata tra left inferior frontal gyrus e aree associative posteriori; nel 2025, uno studio DTI sul medesimo ordine di grandezza campionaria riferì minore integrità di tratti di sostanza bianca che connettono aree frontali e posteriori, soprattutto il fascicolo fronto-occipitale inferiore e tratti commissurali. Tutti questi risultati convergono su un’idea: la sincronicità, nella sua operazionalizzazione psicologica, sembra legata a variazioni nei sistemi di selezione, integrazione e inibizione delle informazioni, non a una dimostrazione di connessioni acausali oggettive. Quest’ultima frase è un’inferenza teorica, coerente con i dati ma non direttamente “provata” da essi. [11]

Sul versante di benessere e creatività, Russo-Netzer e Icekson hanno sviluppato la SAMD Scale in due studi su campioni comunitari adulti di 198 e 440 persone, ottenendo una struttura bifattoriale affidabile per distinguere synchronicity awareness e meaning-detecting; le due dimensioni risultano associate a tratti Big Five selezionati, tolleranza dell’ambiguità, ricerca/presenza di significato e, indirettamente, soddisfazione di vita. Successivamente, Rominger e colleghi hanno pubblicato una sequenza di tre studi sulla creatività: uno studio online con 69 partecipanti mostrò un’associazione fra meaningful coincidences e creative activities, ma non con il potenziale creativo testistico; un daily diary con 93 partecipanti mostrò che il 93% sperimentò almeno una coincidenza significativa in una settimana, con associazioni tra frequenza delle coincidenze, creative activities/achievements e affetto positivo e negativo; un terzo daily diary preregistrato con 80 partecipanti replicò soprattutto il collegamento con le attività creative reali. Un’analisi cross-lagged successiva, su un dataset combinato di 169 partecipanti, suggerì che l’affetto positivo di oggi predice le meaningful coincidences di domani, ma non viceversa, mentre l’affetto negativo non mostrò lo stesso effetto predittivo. [12]

Sul lato clinico e psicoterapeutico, la letteratura è soprattutto qualitativa o survey-based. Roxburgh, Ridgway e Roe intervistarono 9 professionisti con metodologia IPA e identificarono tre temi principali: senso di connessione, processo terapeutico e questioni professionali; le coincidenze venivano vissute come utili per comprendere il processo e, talvolta, per rafforzare la relazione terapeutica. Nel 2016 gli stessi autori pubblicarono una survey su 226 praticanti: 44% riferì di aver sperimentato sincronicità nel setting terapeutico e 67% ritenne che potessero essere utili per la terapia. Roesler e Reefschläger hanno successivamente fornito una cornice teorico-clinica del ruolo della spiritualità e della sincronicità nella psicoterapia junghiana, mentre il lavoro di Reefschläger del 2024 sostiene che il fenomeno è familiare nella pratica ma ancora poco corroborato empiricamente, pur proponendo una documentazione più strutturata di cinque momenti sincronistici in psicoterapia/psicoanalisi. [13]

Nel perimetro parapsicologico o para-clinico, l’evidenza è più debole e in genere meno controllata. Costin, Dzara e Resch riportarono una survey con 286 rispondenti in ambiente medico-accademico, usando la Weird Coincidence Scale-2 e credenze collegate, con un focus su meaningful life events e interpretazioni delle coincidenze; Greyson discusse meaningful coincidences in soggetti con near-death experiences, suggerendo che questi casi possano offrire una finestra sul rapporto tra spiritualità, attribuzione di significato e coincidenze, ma il lavoro resta più esplorativo che probatorio. Nel complesso, questa parte della letteratura amplia il fenomeno, ma non fornisce prove forti di meccanismi parapsicologici. [14]

Tabella comparativa degli studi empirici chiave

Studio

Campione

Disegno

Misure principali

Risultati principali

Limiti principali

Bressan, 2002

214

Due studi correlazionali/questionario

Frequenza di coincidenze, problemi probabilistici, credenze paranormali

I credenti nel paranormale riportano più coincidenze; il legame non è spiegato in modo semplice da un deficit generale di probabilità

Campioni di convenienza; forte dipendenza da self-report; costrutto vicino al paranormale più che alla sincronicità clinica

Rominger et al., 2011

45

Correlazionale/compiti cognitivi

Coincidence Questionnaire, allusive thinking, interferenza proattiva, random generation

Associazione con cognitive looseness e schizotipia positiva; nessun supporto forte per una semplice “misrappresentazione” della casualità

Campione piccolo; inferenze causali impossibili

Roxburgh et al., 2015

9

Qualitativo IPA

Interviste semi-strutturate

Le coincidenze sono interpretate come senso di connessione, materiale di processo e questione professionale

Generalizzabilità molto limitata; dati solo da terapeuti

Costin et al., 2011

286

Survey

Weird Coincidence Scale-2 e item su significato/eventi di vita

Coincidenze e meaningful life events risultano collegati nelle attribuzioni dei rispondenti

Risposta ~10%; nessun controllo sperimentale; contesto specifico

Roxburgh et al., 2016

226

Survey online

Report di SEs, interpretazioni, utilità terapeutica

44% riferisce SEs nel setting; 67% le ritiene utili

Auto-selezione; outcome clinici non misurati

Russo-Netzer & Icekson, 2023

198; 440

Sviluppo e validazione psicometrica

SAMD Scale, Big Five, tolleranza ambiguità, meaning in life, life satisfaction

Struttura bifattoriale affidabile; associazioni con significato, ottimismo e soddisfazione di vita

Cross-sectional; self-report; campioni comunitari non clinici

Unger et al., 2021

115 donne

VBM correlazionale

PEMC, coping, MRI strutturale

Minore GM in regioni prefrontali/parietali associata a maggiore PEMC, soprattutto con coping medio-basso

Solo donne; correlazionale; interpretazione funzionale indiretta

Rominger et al., 2019

52

EEG + compito Sternberg

Coincidence Questionnaire, interferenza proattiva, alpha EEG

Replica il legame con working memory; alpha posteriore più alta durante ritenzione

Campione piccolo; costrutto non distingue bene significato vs apophenia

Rominger et al., 2023

101

EEG resting-state, replica bayesiana

Meaningful coincidences, alpha EO/EC

Più meaningful coincidences associate a maggiore incremento alpha a occhi chiusi

Correlazionale; biomarcatore indiretto

Rominger et al., 2024

69; 93; 80

Studio online + due daily diary

Coincidenze, creatività reale, PANAS, SAMD/SA

Relazione robusta con attività creative reali; variabilità day-to-day; affetto coinvolto ma non come meccanismo unico

Campioni moderati; risultati parzialmente incoerenti tra studi; self-report quotidiano

Rominger et al., 2024

169

Cross-lagged multilevel

Affect quotidiano e meaningful coincidences

L’affetto positivo di oggi predice le coincidenze di domani; non viceversa

Rianalisi osservazionale; effetto specifico, non generale

Rominger et al., 2024

101

fMRI resting-state

Coincidence questionnaire, connettività IFG-posteriore

Alterazioni di connettività fronto-parietale/posteriore associate al tratto

Correlazionale; meccanismi funzionali inferiti

Rominger et al., 2025

101

DTI/white matter

Coincidence perception, QA dei tratti WM

Minore integrità di tratti fronto-posteriori/commissurali associata a più coincidenze percepite

Correlazionale; interpretazione strutturale ancora preliminare

Fonti della tabella: i dati riassunti nella tabella derivano dai rispettivi abstract o full text disponibili. [15]

Quadri teorici e meccanismi

Nella letteratura si possono distinguere almeno quattro famiglie di spiegazione. La prima è junghiana: la sincronicità viene intesa come manifestazione di un ordine simbolico in cui eventi psichici e materiali possono convergere in modo significativo senza causalità diretta. Qui entrano termini come archetipo, numinosità, unus mundus, e il tentativo di pensare un ordine della natura e della psiche non ridotto al meccanicismo. Questo quadro resta filosoficamente influente e culturalmente vivo, ma è difficile da operacionalizzare sperimentalmente. [4]

La seconda famiglia è cognitivo-statistica. Diaconis e Mosteller mostrarono che molte coincidenze impressionanti possono essere spiegate da quattro fattori: cause nascoste, psicologia della memoria e della percezione, molteplicità degli endpoint e legge dei grandi numeri reali. Johansen e Osman sviluppano questa intuizione in senso ancora più forte: la comparsa di coincidenze non sarebbe necessariamente un segno di irrazionalità, ma una conseguenza normale di meccanismi razionali di apprendimento causale, che cercano pattern e poi ne valutano la plausibilità rispetto al caso. In questa tradizione, la coincidenza è un problema di selezione del modello esplicativo migliore, spesso viziato da base-rate neglect, attenzione selettiva e memoria retrospettiva. [16]

La terza famiglia è neurocognitiva/predictive processing. Van Elk, Friston e Bekkering propongono di leggere l’esperienza di coincidenza come esito di un cervello predittivo-bayesiano che confronta input sensoriali e modelli interni; quando due eventi co-occorrono in modo sorprendente ma semanticamente compatibile, l’osservatore può inferire una causa comune, una connessione significativa o un ordine implicito. Gli studi EEG e MRI di Rominger e colleghi convergono su meccanismi di gating sensoriale, working memory, controllo frontale e integrazione associativa. In estrema sintesi, chi percepisce più meaningful coincidences potrebbe avere una soglia più bassa per integrare informazioni distanti e attribuire significato a segnali deboli o rumorosi. Anche questa è un’inferenza, ma è la più coerente con il corpus neuroscientifico oggi disponibile. [17]

La quarta famiglia è motivazionale-esistenziale. Russo-Netzer e Icekson mostrano che la dimensione di meaning-detecting si lega alla ricerca e presenza di significato, e che ottimismo e senso della vita mediano in parte il rapporto con la soddisfazione di vita. Il daily-diary di Rominger suggerisce inoltre che l’affetto positivo possa aumentare la probabilità di notare meaningful coincidences il giorno successivo. In altre parole, la sincronicità potrebbe emergere più facilmente in stati di apertura, salienza affettiva, transizione biografica o ricerca di senso piuttosto che in condizioni neutre. [18]

Il diagramma seguente riassume i meccanismi proposti in letteratura. Va letto come mappa di ipotesi concorrenti e complementari, non come sequenza dimostrata una volta per tutte. [19]

 

Critiche e questioni metodologiche

La critica più forte, e ancora sostanzialmente valida, è che la sincronicità junghiana in senso ontologico è difficile da sottoporre a prova empirica perché i criteri di identificazione dell’evento sincronistico dipendono in larga parte dal significato soggettivo attribuito dall’osservatore. È proprio questo il punto che, per la scienza standard, rende il costrutto ambiguo: i dati sugli eventi esistono come autobiografie, report, diari o valutazioni retrospettive, ma il nesso acausale non ha finora una procedura condivisa di verifica indipendente. Le sintesi statistiche e cognitive tendono perciò a spostare l’attenzione dalla “forza misteriosa” alla psicologia del perché certi eventi sembrano speciali. [20]

Sul piano strettamente metodologico, il settore soffre di almeno sei problemi ricorrenti. Primo, prevalgono studi correlazionali e self-report, spesso con campioni di convenienza e dimensioni ridotte. Secondo, i costrutti sono eterogenei: synchronicity, meaningful coincidences, apophenia, patternicity, coincidence frequency e paranormal belief non sono sinonimi, ma vengono talvolta trattati come se lo fossero. Terzo, le misure spesso confondono la mera frequenza di coincidenze con l’attribuzione di significato o con l’interpretazione causale. Quarto, gli studi clinici raramente misurano outcome terapeutici indipendenti. Quinto, la componente culturale e religiosa è spesso sottostudiata. Sesto, quando si passa alle neuroscienze, i risultati descrivono soltanto correlati della propensione a percepire coincidenze, non validano l’esistenza di connessioni acausali nel mondo esterno. [21]

Esistono poi problemi interpretativi più sottili. Una maggiore propensione a trovare significato in stimoli ambigui può essere letta in almeno tre modi rivali: come bias cognitivo; come tratto creativo-adattivo; o come indice dimensionale di vulnerabilità psicotica/schizotipica. La letteratura attuale supporta un po’ tutte e tre le letture, a seconda delle misure usate e del contesto. È plausibile che la stessa tendenza cognitiva sia bivalente: moderatamente elevata può sostenere creatività, senso e insight; se estrema, può favorire inferenze errate, convinzioni disfunzionali o deliri di riferimento. [22]

Per questo motivo la formula più accurata oggi non è “la sincronicità esiste/non esiste”, ma qualcosa di più preciso: esiste certamente il fenomeno psicologico dell’esperienza di coincidenze significative; non esiste ancora una dimostrazione scientifica che tali esperienze richiedano un principio extra-causale o parapsicologico. La distanza tra fenomenologia e ontologia è il nodo centrale dell’intero dibattito. [23]

Lacune, implicazioni e impatto culturale

Le lacune di ricerca sono chiare. Manca innanzitutto una vera linea di studi multimetodo preregistrati che combini diari ecologici, compiti cognitivi, misure di probabilità soggettiva, biomarcatori neurocognitivi e codifica indipendente del “grado di coincidenza”. Mancano poi campioni clinici comparativi con gruppi di controllo ben definiti, studi cross-culturali, disegni longitudinali su periodi di transizione biografica, e analisi che distinguano meglio tra noticing, meaning-making e causal belief. Infine, il campo beneficerebbe di un lessico più stabile: senza una tassonomia più chiara, la cumulatività resterà limitata. [24]

Dal punto di vista pratico, la sincronicità può avere un valore fenomenologico e clinico anche quando non viene interpretata come evento paranormale. In psicoterapia, le coincidenze riportate dal paziente possono essere usate come porte di accesso a temi di significato, conflitto, speranza, lutto, agency e trasformazione, purché il terapeuta mantenga una posizione non-suggestiva e non colluda con spiegazioni infalsificabili. I dati disponibili indicano che molti terapeuti considerano questi eventi potenzialmente utili; la letteratura qualitativa aggiunge che possono facilitare mentalizzazione, simbolizzazione e alleanza terapeutica. Ma la stessa letteratura suggerisce prudenza, soprattutto nei pazienti con vulnerabilità psicotica o stili cognitivi fortemente referenziali. [25]

Sul piano culturale, l’impatto della sincronicità è stato enorme e va ben oltre la ricerca empirica. Il concetto ha influenzato psicologia analitica, discorsi su spiritualità, pratiche terapeutiche, studi su divinazione e I Ching, immaginario New Age, narrativa, autobiografia e una vasta letteratura popolare sul “significato” dei casi della vita. Roderick Main osserva che resta ancora da mappare in modo veramente sistematico la ricezione della sincronicità nella pratica clinica, nel lavoro accademico e nella cultura popolare/élite. Questa osservazione è importante: il peso storico e simbolico del concetto è oggi probabilmente più ampio della sua validazione empirica. [26]

La direzione più promettente per il futuro è, a mio giudizio, una convergenza disciplinare controllata: statistica delle coincidenze, psicologia del significato, neuroscienze del predictive processing, psicopatologia dimensionale e ricerca clinica ecologica. Se questi filoni verranno integrati con disegni più robusti, la ricerca potrà chiarire meglio quando le coincidenze diventano significative, per chi, con quali costi o benefici, e quali meccanismi cognitivi e affettivi le sostengono. Quello che probabilmente non farà, almeno nel breve periodo, è risolvere in modo definitivo la domanda metafisica junghiana sull’ordine acausale del mondo. [27]

Le critiche vanno contestualizzate

La critica è corretta se si pretende di dimostrare la sincronicità come “forza” oggettiva o come nesso acausale verificabile con gli stessi criteri con cui si misura un fenomeno fisico. Ma proprio qui si apre il punto decisivo: la sincronicità non appartiene anzitutto all’ordine dell’oggetto misurabile, bensì all’ordine dell’esperienza vissuta e del significato.

Il fatto che il significato sia soggettivo non lo rende automaticamente irrilevante. Anche i qualia — il dolore, il colore percepito, la commozione, l’angoscia, il senso di destino o di rivelazione — non sono pienamente riducibili a una verifica esterna, e tuttavia costituiscono dati fondamentali dell’esperienza psichica. Posso misurare correlati neurofisiologici del dolore, ma non “il dolore stesso” così come è vissuto dal soggetto. Allo stesso modo, posso studiare statisticamente le coincidenze, i bias cognitivi o la propensione individuale a trovare pattern, ma questo non esaurisce il vissuto sincronistico.

In questo senso, chiedere alla sincronicità di diventare interamente oggettiva significa forse fraintenderne la natura. La psiche non è un oggetto qualunque posto davanti a un osservatore neutrale: è anche ciò attraverso cui ogni osservazione, ogni misura e ogni attribuzione di senso diventa possibile. Misurare la psiche comporta sempre una circolarità: è la psiche che interroga, costruisce strumenti, interpreta dati e stabilisce cosa debba valere come prova. Non per questo la ricerca psicologica è impossibile, ma deve riconoscere il proprio limite riflessivo.

Una possibile risposta alla critica, dunque, è questa: la sincronicità non va difesa ingenuamente come evento paranormale dimostrato, ma neppure liquidata solo perché non soddisfa i criteri della verificabilità fisico-causale. Essa può essere pensata come fenomeno psichico-simbolico, dove l’elemento decisivo non è la prova oggettiva di un nesso acausale, ma l’emergere di un significato trasformativo nell’incontro tra evento esterno e stato interiore. In questa prospettiva, la domanda non è soltanto: “È realmente accaduto qualcosa là fuori?”, ma anche: “Che cosa è accaduto nella psiche quando quel fatto è stato vissuto come necessario, significativo, numinoso?”.

Riferimenti

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[1] https://books.google.com/books/about/Synchronicity.html?id=4pSiCPS0q2MC

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[2] [8] [17] https://link.springer.com/chapter/10.1007/978-3-319-26300-7_9

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[3] [16] [19] [20] https://www.stat.berkeley.edu/~aldous/157/Papers/diaconis_mosteller.pdf

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[4] https://books.google.com/books/about/Synchronicity.html?id=ZBD3TwL7sAUC

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[5] [12] [18] [21] https://www.frontiersin.org/journals/psychology/articles/10.3389/fpsyg.2022.1053296/full

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[6] [7] https://books.google.com/books/about/The_Interpretation_of_Nature_and_the_Psy.html?id=Iep-AAAAMAAJ

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[9] [15] https://paolabressan.wordpress.com/wp-content/uploads/2017/03/acp2002.pdf

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[10] [22] https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0191886911003850

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[11] https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1053810021000581

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[13] https://www.researchgate.net/publication/280356130_Exploring_the_meaning_in_meaningful_coincidences_An_interpretative_phenomenological_analysis_of_synchronicity_in_therapy

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[14] https://www.researchgate.net/publication/270016191_Synchronicity_Coincidence_Detection_and_Meaningful_Life_Events

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[23] https://iaap.org/jung-analytical-psychology/short-articles-on-analytical-psychology/synchronicity-an-acausal-connecting-principle/

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[24] https://repository.essex.ac.uk/23721/1/Roderick%20Main%20–%20Research%20on%20synchronicity.pdf

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[25] https://pure.northampton.ac.uk/en/publications/synchronicity-in-the-therapeutic-setting-a-survey-of-practitioner/

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[26] https://books.google.com/books/about/Jung_on_Synchronicity_and_the_Paranormal.html?id=usrGSaO7QosC

https://books.google.com/books/about/Jung_on_Synchronicity_and_the_Paranormal.html?id=usrGSaO7QosC

[27] https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0732118X15000343

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