Quando il caso diventa simbolo: la sincronicità come orientamento in terapia. Uno studio del 2024.

La ricerca pubblicata nel 2024 sul Journal of Analytical Psychology a cura del Dott. Gunnar Immo Reefschläger dal titolo Structural Aspects of Synchronistic Moments in Psychotherapy—Findings of an Empirical Study of Synchronicities in Psychotherapy and Psychoanalysis   si è mossa con l’obiettivo di indagare empiricamente come e quando le sincronicità emergano in psicoterapia e quali effetti possano avere sul percorso del paziente. Per nove mesi sono stati raccolti cinquantaquattro episodi di sincronicità riportati in contesti clinici, ridotti a quarantasei per qualità e completezza dei dati. Le fonti comprendevano interviste a pazienti e terapeuti, questionari e analisi di letteratura.

Per classificare le esperienze si è utilizzato il sistema elaborato da Roesler, che individua caratteristiche ricorrenti nelle sincronicità. Le domande guida erano quattro: come si è manifestata la sincronicità, quale forma ha assunto l’evento coincidente, con quale modalità temporale e spaziale si è verificato, e quali conseguenze ha avuto sulla terapia e sulla vita del paziente.

I risultati hanno mostrato che il trentasette per cento delle sincronicità era legato a sogni, il cinquantadue per cento a presentimenti o intuizioni e l’undici per cento a parole pronunciate. Nel settantasei per cento dei casi la coincidenza prendeva la forma di un evento esterno e nel ventiquattro per cento di un vissuto interiore.

La maggior parte delle sincronicità si verificava in modo asincrono, cioè con un certo scarto temporale, e spesso a distanza spaziale, piuttosto che nell’immediata contiguità. Ciò che emerge con più forza è che in oltre il novanta per cento dei casi gli effetti erano positivi, producendo benefici sulla relazione terapeutica e favorendo sviluppi nella vita dei pazienti. Gli esempi clinici raccolti sono eloquenti. Una paziente, che continuava a raccontare i suoi fallimenti relazionali senza riuscire a evolvere, provocò nel terapeuta un pensiero esasperato: “Siamo a un vicolo cieco.” Proprio in quell’istante dal cellulare della donna si attivò la voce del navigatore: “Sei a un vicolo cieco, fai inversione.”. La scena suscitò riso e leggerezza, liberando energie bloccate e permettendo un cambiamento. In un altro caso, una giovane con ansia e disturbi alimentari raccontò un sogno in cui appariva una larva, vissuta inizialmente con disgusto. Durante la seduta l’immagine si trasformò in simbolo di metamorfosi e di possibilità di crescita, evocando la trasformazione in farfalla. In un altro ancora, una paziente parlò per la prima volta del legame con il nonno malato, e nello stesso orario l’uomo morì: da quel momento la terapia si intensificò e la donna trovò una nuova autenticità nel raccontarsi. Questi episodi mostrano che la sincronicità può funzionare da catalizzatore, capace di rompere resistenze difensive, di introdurre significati simbolici inediti e di costituire quello che Jung chiamava il “terzo analitico”, uno spazio relazionale che sostiene l’individuazione.

Un dato cruciale che emerge dallo studio riguarda l’atteggiamento del terapeuta: quando l’analista è aperto e interessato, la sincronicità diventa generativa; quando invece viene banalizzata o ignorata, può risultare disorientante o inefficace. In alcuni casi i fenomeni sincronici non discussi hanno lasciato i pazienti smarriti, come se un’occasione preziosa fosse stata mancata.

L’indagine conferma dunque l’intuizione junghiana: la sincronicità, se riconosciuta e integrata nel percorso, ha un impatto favorevole sul processo terapeutico e sul benessere psichico. Allo stesso tempo, invita la psicologia analitica a non limitarsi alla narrazione clinica, ma a sviluppare anche metodologie empiriche che possano documentare e validare questi eventi, favorendo un’integrazione fra approccio soggettivo ed evidenza scientifica. Ciò apre la prospettiva di una psicoterapia informata dalla sincronicità, dove terapeuta e paziente non cercano soltanto cause lineari, ma imparano a cogliere le coincidenze significative come occasioni di senso, crescita e guarigione. In questo senso, la sincronicità non è un fatto marginale, ma un principio che restituisce profondità al legame terapeutico e alla vita stessa, trasformando la casualità in un’esperienza di significato condiviso.

Così come il “vicolo cieco” evocato dal navigatore ha agito da evento esterno significativo, anche un mito narrato o un simbolo astrologico evocato nella seduta può diventare la cornice che permette di riconoscere una coincidenza significativa. I miti, con le loro immagini archetipiche, funzionano come contenitori di senso che possono “accogliere” la sincronicità e darle forma narrativa. Ad esempio, il sogno della larva collegato alla metamorfosi è già un ponte naturale verso miti di rinascita (Psiche, Persefone, Afrodite).

Lo studio mostra che la sincronicità rompe resistenze e introduce nuovi significati. Anche l’astrologia, letta in chiave narrativa e simbolica, non ha valore predittivo, ma generativo: apre a un’immagine altra di sé. Quando un paziente si riconosce in una figura mitica (ad es. Eracle con le sue prove, o Afrodite con i suoi desideri e contraddizioni), vive un’esperienza simile: un simbolo esterno diventa specchio interno che apre uno spazio di riflessione.

Jung parlava del terzo analitico: quello spazio fra analista e paziente dove emergono i simboli che trasformano. La sincronicità agisce lì, ma anche l’astrologia (se usata come narrazione condivisa) e i miti possono fungere da “terzo” che non appartiene né solo al paziente né solo al terapeuta, ma diventa un medium che apre al dialogo. Il tema natale, ad esempio, o la trama mitica raccontata alla luce di ciò che il paziente afferma e declinati secondo gli stimoli metaforici dell’astrologia, possono diventare quel luogo terzo in cui la persona riconosce coincidenze, risonanze, trasformazioni.

La ricerca sottolinea che quando il terapeuta accoglie la sincronicità, essa diventa generativa; se la banalizza, si perde. Lo stesso vale per astrologia e mito: se presentati come rigidi schemi o “destino già scritto”, possono risultare alienanti; se invece il terapeuta li offre come linguaggio simbolico, metafora e occasione di riflessione, diventano risorsa. Lo studio invita, inoltre, a sviluppare metodologie empiriche per studiare la sincronicità. E’ una possibilità di difficile applicazione, è necessario costruire un approccio di ricerca scientifico e articolato. Analogamente, l’uso dell’astrologia e del mito nel setting terapeutico può essere indagato non come verità oggettiva, ma come fenomeno di significato: quali effetti produce sul processo, come favorisce l’autenticità narrativa, in che modo apre alla trasformazione, come già accaduto in altri studi che hanno utilizzato sia il mito, sia anche l’astrologia. Alcuni articoli si trovano sempre sul mio sito.

  • La sincronicità porta un senso inatteso che orienta.
  • L’astrologia offre un linguaggio simbolico in cui leggere coincidenze e vissuti.
  • Il mito fornisce archetipi narrativi che danno corpo e continuità a quei vissuti.

Il soggetto può così vivere l’esperienza che Jung descriveva: non solo cercare spiegazioni causali, ma riconoscere nel caso una trama di senso. La casualità diventa narrazione di qualcosa che sembra definitivo, destinico, ma che invece non è in quanto apre a possibilità diventa possibilità infinite di narrazione tante quante sono le possibilità espressive di una persona e dell’immaginazione. L’uomo è una serie di possibilità che diventano atto solo quando, appunto, si agisce e non è possibile conoscere a priori ciò che si diventerà, solo la storia individuale può dirlo.

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