Ho cercato di costruire un parallelo tra le condizioni fisiche che consentono la manifestazione dell’effetto tunnel quantistico macroscopico, osservato nei circuiti superconduttori premiati con il Nobel per la Fisica 2025, e le condizioni psichiche che, nella prospettiva junghiana, rendono possibile il manifestarsi di fenomeni sincronici e di unità psicofisica.
L’analisi collega le nozioni di coerenza quantistica e superconduttività con gli stati psichici descritti da Jung come participation mystique e abbaisement du niveau mental, proponendo una lettura simbolico-epistemologica dell’unus mundus come campo di coerenza psico-fisica.
La fisica contemporanea, in particolare con la scoperta dell’effetto tunnel quantistico macroscopico, ha ridefinito i limiti tra il mondo microscopico governato dalle leggi della meccanica quantistica e il dominio macroscopico della nostra esperienza percettiva.
Le ricerche di John Clarke, Michel H. Devoret e John M. Martinis, insignite del Premio Nobel per la Fisica 2025, hanno dimostrato che l’ordine quantico può manifestarsi in sistemi fisici di dimensioni tali da essere osservabili direttamente, purché vengano rispettate condizioni di temperatura prossima allo zero assoluto e assenza di disturbo termico.
Questo risultato, per quanto radicato nell’ambito della fisica sperimentale, apre un varco simbolico di enorme portata: la possibilità che la coerenza invisibile del mondo quantico non sia confinata all’infinitamente piccolo, ma costituisca una proprietà fondamentale della realtà stessa.
Una simile ipotesi risuona con le speculazioni di Carl Gustav Jung e Wolfgang Pauli, i quali, già negli anni ’30, intravedevano la possibilità di un principio unificatore psico-fisico che trascendesse la dualità mente/materia.
Il dialogo epistolare tra Jung e Pauli, pubblicato postumo come Jung e Pauli – Il carteggio originale: l’incontro tra Psiche e Materia, ruotava attorno alla ricerca di una terza via capace di integrare i linguaggi della psicologia del profondo e della fisica teorica.
Jung ipotizzava che psiche e materia non fossero due sostanze distinte, bensì due aspetti complementari di una medesima realtà sottostante, da lui chiamata unus mundus.
Pauli, da parte sua, sosteneva che “l’osservatore e l’osservato non possono più essere separati”, prefigurando in termini epistemologici ciò che la fisica quantistica confermerà con il principio di indeterminazione e la dipendenza dell’evento osservabile dall’atto osservante.
Entrambi riconoscevano che le connessioni acausali tra psiche e materia, le sincronicità, rappresentano “un indizio fenomenologico di un ordine unitario non causale”.
Il fondo comune di questa visione, che Jung definiva psicoide, è un dominio pre-categoriale, “non ancora distinto in mentale e fisico” scriveva M-L. von Franz, e che si manifesta solo quando la coscienza ordinaria riduce il proprio rumore energetico, ovvero quando si verifica un abbassamento del livello mentale.
La fisica dei superconduttori mostra che lo stato di coerenza quantistica — in cui miliardi di elettroni cessano di muoversi caoticamente e agiscono come un’unica entità — si realizza soltanto quando la temperatura si avvicina allo zero assoluto.
A quelle condizioni, il disordine termico viene eliminato, e la materia entra in una condizione di ordine spontaneo e assenza di resistenza.
In psicologia analitica, l’equivalente di questa condizione è rappresentato dall’abbaisement du niveau mental, concetto mutuato da Pierre Janet e reinterpretato da Jung come diminuzione della tensione dell’Io, che permette l’emergere dei contenuti inconsci e simbolici.
Durante tale abbassamento, “la barriera della coscienza si fa più permeabile”, ricordava Jung, e il soggetto può accedere a uno stato di partecipazione mistica (participation mystique, Lévy-Bruhl): una condizione in cui i confini tra sé e mondo, soggetto e oggetto, si attenuano.
Se la temperatura psichica della coscienza è troppo elevata — ossia se l’Io è eccessivamente attivo, critico, difensivo — il campo psichico rimane frammentato.
Ma quando l’energia mentale si abbassa, le rappresentazioni disgiunte possono sincronizzarsi in un campo coerente, analogo alla funzione d’onda collettiva della materia superconduttrice.
Il fenomeno fisico dell’effetto tunnel — in cui una particella attraversa una barriera energetica che la fisica classica considera impenetrabile — può essere interpretato simbolicamente come un atto di comunicazione tra due stati dell’essere.
Nella psiche, la medesima dinamica si osserva nei fenomeni sincronici, nei sogni numinosi, nelle intuizioni improvvise: eventi in cui l’inconscio “trapassa” la barriera della coscienza.
In entrambi i casi, il passaggio non avviene per causalità lineare, ma per risonanza di stato: la particella “tunnelizza” non perché spinta da un impulso esterno, ma perché l’energia dell’intero sistema entra in coerenza con l’altra sponda del potenziale.
Analogamente, nella psiche, un contenuto archetipico si manifesta nella coscienza solo quando vi è una risonanza di significato: un campo di senso comune che unisce interno ed esterno, inconscio e mondo.
È in questa prospettiva che l’abbassamento del livello mentale può essere inteso come la condizione necessaria alla coerenza simbolica: una sospensione del calore psichico che consente al senso di attraversare la barriera della causalità, così come l’elettrone attraversa la barriera energetica.
L’archetipo, per Jung, non è un contenuto, ma una forma di possibilità: una struttura invisibile che tende a concretizzarsi in immagini, miti, sogni.
In modo del tutto analogo, la fisica quantistica descrive la particella non come un oggetto localizzato, ma come una funzione d’onda, un campo di probabilità che collassa in un evento solo in determinate condizioni d’osservazione.
Entrambi, archetipo e funzione d’onda, appartengono a un dominio pre-fenomenico e si manifestano nella realtà empirica solo in presenza di coerenza e risonanza.
Il collasso quantistico, così come l’emergere del simbolo, è il risultato di una interferenza costruttiva tra potenzialità e atto, tra inconscio e coscienza.
Il punto in cui la materia raggiunge la sua quiete assoluta, lo zero Kelvin, può essere letto, in chiave simbolica, come l’immagine fisica del centro del mandala junghiano, il luogo del Sé.
È qui che “gli opposti cessano di opporsi” e si realizza l’unità potenziale dell’essere (Jung, Mysterium Coniunctionis, 1955/1956).
Nel Sé, come nello zero assoluto, il movimento non scompare, ma si trasforma in pura possibilità ordinata: un’armonia silenziosa che tiene insieme le parti.
L’unus mundus di Jung trova dunque un suo correlato nel campo di coerenza quantistica, laddove la materia stessa diviene simbolo vivente di un ordine psicoide.
La superconductio della materia e la synchronicitas della psiche si rivelano due manifestazioni di una medesima legge: la sospensione delle resistenze egoiche o termiche permette la manifestazione dell’unità sottostante.
Alla luce di queste analogie, si può affermare che le condizioni sperimentali necessarie per osservare i fenomeni quantistici macroscopici — basse temperature, isolamento dal rumore, stabilità del sistema — sono simbolicamente parallele alle condizioni psicologiche che permettono la manifestazione del Sé: silenzio interiore, sospensione del controllo, apertura al numinoso.
In entrambe le sfere, fisica e psichica, la realtà unificata si manifesta non quando si aumenta l’energia, ma quando la si riduce, non quando si impone un ordine, ma quando lo si lascia emergere.
Il raffreddamento quantico diviene così metafora dell’umiltà psichica, del necessario abbassamento del livello mentale che consente all’individuo di entrare in contatto con le profondità coesive del Sé.
Come scriveva Jung:
“L’inconscio e la materia sono due aspetti di una stessa cosa, due diversi stati energetici di una sola realtà”
E come rispondeva Pauli:
“Il simbolo è il punto di interferenza fra il linguaggio della materia e quello della mente”
Nel loro dialogo, e oggi nella nuova fisica, la barriera tra dentro e fuori non separa più: è il luogo stesso del passaggio — il tunnel che unisce la psiche al cosmo.
Prova a immaginare una biglia lanciata contro una collina di sabbia.
Se non ha abbastanza forza, la biglia si ferma: rimbalza o rotola indietro.
È quello che la fisica classica ci ha sempre insegnato: per superare un ostacolo serve energia, serve spinta.
Nel mondo quantistico però — quello delle particelle minuscole, invisibili — succede qualcosa di quasi magico.
Una particella può attraversare la collina anche se non ha energia sufficiente.
È come se, invece di scalarla, la biglia passasse direttamente dall’altra parte, attraversando la barriera come un fantasma che attraversa un muro.
Questo fenomeno si chiama effetto tunnel quantistico.
Per molto tempo gli scienziati hanno pensato che questo fosse possibile solo nel mondo microscopico, quello degli atomi e dei protoni.
Ma i tre vincitori del Premio Nobel per la Fisica 2025 — John Clarke, Michel Devoret e John Martinis — hanno dimostrato che non è così.
Sono riusciti a creare un circuito elettrico grande abbastanza da essere tenuto in mano, e in quel circuito hanno osservato l’effetto tunnel accadere davvero.
Come ci sono riusciti?
Hanno usato materiali superconduttori, metalli speciali che, quando vengono raffreddati quasi fino allo zero assoluto (−273 °C), perdono completamente la resistenza elettrica.
In quelle condizioni estreme, miliardi di elettroni si muovono all’unisono, come un enorme coro perfettamente accordato, o come un esercito che marcia al ritmo dello stesso tamburo.
Nel loro esperimento, gli scienziati hanno osservato due cose fondamentali:
Questa doppia osservazione ha confermato una cosa straordinaria:
le strane leggi del mondo quantico non appartengono solo all’invisibile.
Possono manifestarsi anche nel mondo che tocchiamo, quando la materia si trova nelle condizioni giuste — cioè nel silenzio estremo del freddo e della coerenza.
Pensa a un gruppo di persone che vuole superare un muro.
Se ognuno prova da solo, rimbalza: nessuno ce la fa.
Ma se il gruppo si muove insieme, perfettamente sincronizzato, come un’onda compatta, il muro sembra cedere.
È esattamente quello che hanno visto Clarke, Devoret e Martinis:
un’enorme quantità di particelle che, muovendosi all’unisono, superano un ostacolo che nessuna di loro, da sola, avrebbe potuto attraversare.
Questa non è solo una curiosità da laboratorio.
È la base su cui si fondano i computer quantistici e molte altre tecnologie che cambieranno il nostro futuro: sensori ultra-sensibili, nuovi chip, simulatori molecolari.
Grazie a questi esperimenti, sappiamo che possiamo sfruttare i comportamenti quantistici anche in sistemi reali, costruendo dispositivi che non si limitano a scegliere tra 0 e 1, ma possono essere 0 e 1 allo stesso tempo — i famosi qubit.
In pratica, questi scienziati hanno mostrato che il confine tra l’invisibile e il visibile è molto più sottile di quanto credevamo.
L’universo, nelle giuste condizioni, può agire come un’unica mente coerente: miliardi di particelle, un solo battito.
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