L'archetipo: parola abusata

Nel linguaggio quotidiano di astrologi, counselor e appassionati di simbolismo, si incontrano spesso espressioni come “l’archetipo di Marte” o “l’archetipo del Cancro”.
Da un punto di vista grammaticale e lessicale, queste formulazioni sono perfettamente corrette in italiano: il sintagma “l’archetipo di…” è scorrevole, comprensibile e non presenta errori linguistici.

Tuttavia, sul piano epistemologico, cioè nella precisione concettuale richiesta in psicologia analitica e nello studio rigoroso dei simboli, questa equivalenza diretta è impropria. Marte e Cancro non sono archetipi: sono immagini o complessi simbolici che veicolano aspetti di un archetipo.

 

  1. Perché è improprio sul piano epistemologico

Secondo Jung, l’archetipo è una struttura psichica universale e innata, un “principio ordinatore” dell’esperienza che non possiede forma concreta, ma che si manifesta attraverso immagini, miti, simboli e figure culturali.

  • Un pianeta, come Marte, è una rappresentazione simbolica di uno o più archetipi (ad esempio, il Guerriero, il Difensore, il Pioniere).
  • Un segno zodiacale, come il Cancro, è un complesso di immagini che possono rimandare a uno o più archetipi (ad esempio, la Madre, il Grembo, il Protettore).

Dire “l’archetipo di Marte” o “l’archetipo del Cancro” è quindi una metonimia: si nomina il simbolo come se fosse l’archetipo stesso. È una scorciatoia linguistica epistemologicamente non corretta.

 

  1. Differenza pratica fra le due espressioni

  • L’archetipo di Marte
    Qui si fa riferimento all’archetipo espresso attraverso la figura di Marte (dio della guerra nella mitologia romana, Ares in quella greca). Simboleggia l’energia dell’azione, il coraggio, la capacità di difendere e di affermare la propria volontà.
    Esempio epistemologicamente più corretto: “Marte come immagine archetipica del Guerriero”.
  • L’archetipo del Cancro
    Qui si fa riferimento all’archetipo espresso attraverso il segno zodiacale del Cancro e le sue immagini: acqua, madre, nutrimento, memoria, radici. Può richiamare archetipi come la Madre, il Custode o il Grembo.
    Esempio epistemologicamente più corretto: “Il Cancro come immagine archetipica della Madre”.

 

  1. Perché serve precisione

Prima di utilizzare parole e concetti specifici bisogna conoscerne il significato profondo, epistemologico altrimenti si rischiamo minestroni concettuali e pressapochismo.
In ambito scientifico, accademico, professionale, divulgativo la distinzione è cruciale perché si educano persone che non sapendo nulla dell’argomento hanno la possibilità di formarsi. E’ analogo al discorso che facevo sui 12 archetipi junghiani, di cui Jung non ha mai scritto.

  • Archetipo → struttura universale e senza forma propria.
  • Simbolo astrologico (pianeta o segno) → immagine culturale attraverso cui l’archetipo si manifesta.

 

  1. Una formula più accurata

Per evitare ambiguità si può sostituire la formula “l’archetipo di…” con una più precisa:

  • “Marte come immagine archetipica del Guerriero”
  • “Il Cancro come immagine archetipica della Madre”

Questo approccio rispetta il significato junghiano di archetipo e mantiene un ponte chiaro fra astrologia e psicologia analitica.

Scrivere “l’archetipo di Marte” o “l’archetipo del Cancro” è corretto in italiano, ma impreciso epistemologicamente. andrebbe sostituita con una formulazione più accurata, per onorare sia il concetto junghiano di archetipo sia la ricchezza del linguaggio simbolico astrologico.

Come ricordava Jung, «L’archetipo è un principio invisibile; il simbolo è il suo volto visibile». Marte e Cancro, allora, non sono l’archetipo stesso: sono due volti, due maschere, due linguaggi che lo raccontano.

 

CONTATTI

Mettiti in contatto con me