Le influenze celesti dei pianeti sul nostro destino non esistono

Ciò che fluisce dentro: il vero significato di “influenza”

Quando parliamo di “influsso astrale” pensiamo subito ai pianeti come forze che agiscono sugli uomini, come se ci fosse un potere esterno capace di determinare i nostri destini. Ma questa immagine, per quanto suggestiva, non trova fondamento né nella scienza né, curiosamente, nell’etimologia stessa della parola influenza.

Il termine deriva dal latino influentia, “ciò che fluisce dentro”, da in-fluo: “scorrere dentro”. Non indica un’azione esercitata da qualcosa su qualcun altro, bensì un movimento interiore, un fluire che penetra e prende forma all’interno. Nei secoli, la parola è stata usata per descrivere l’effusione delle energie celesti, ma originariamente non c’era alcuna intenzionalità da parte dei pianeti, nessun atto di dominio o trasmissione diretta. C’era solo il fluire.

Se spostiamo questa visione sul piano psicologico e simbolico, ciò che “fluisce dentro” non è un raggio proveniente dal cielo, ma un movimento che attraversa l’immagine archetipica. I pianeti, in questo senso, non esercitano un’influenza: rappresentano forme vuote, archetipi che attendono di essere riempiti. E ciò che li riempie non è l’energia del cosmo, ma il nostro stesso “liquido vitale”, ciò che scorre in noi: desideri, affetti, scelte, esperienze.

L’“influenza” diventa allora un atto creativo: l’uomo che si lascia fluire dentro un’immagine, che la abita e la anima, che le dà sostanza. Non siamo corpi mossi dagli astri, ma anime che scelgono, consapevolmente o meno, in quale vaso archetipico versare il proprio contenuto. È così che nasce il destino — non come imposizione celeste, ma come forma che noi stessi diamo al flusso che ci attraversa.

James Hillman ricordava che fare anima, quindi animare, far scorrere dentro il mondo il nostro sentire, significa trasformare gli eventi in esperienze.

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