La Festa della mamma, come la conosciamo oggi, non nasce semplicemente come una ricorrenza commerciale o familiare. Le sue origini intrecciano memoria personale, impegno sociale, pacifismo e riconoscimento pubblico della maternità. La storia moderna della festa ruota soprattutto attorno a tre donne: Ann Reeves Jarvis, Julia Ward Howe e Anna Jarvis. A queste figure si aggiungono, per l’istituzione ufficiale, il presidente statunitense Woodrow Wilson e, per la diffusione italiana, Raul Zaccari, Giacomo Pallanca e don Otello Migliosi.
Ann Reeves Jarvis: la radice sociale della festa
Una delle prime figure da ricordare è Ann Reeves Jarvis (nata il 30/09/1832), madre di Anna Jarvis (nata il 1/05/1864). Già nel 1858, negli Stati Uniti, Ann Reeves Jarvis organizzò i cosiddetti “Mother’s Day Work Clubs”, gruppi di donne e madri impegnate a migliorare le condizioni igieniche e sanitarie delle comunità locali. Lo scopo era molto concreto: prevenire malattie, ridurre la mortalità infantile e aiutare le famiglie in difficoltà. (National Women’s History Alliance)
Questa origine è importante perché mostra che la Festa della mamma non nasce solo come celebrazione affettiva, ma anche come riconoscimento del ruolo sociale delle madri: donne che curano, educano, proteggono e tengono insieme la vita comunitaria.
Julia Ward Howe: la maternità come appello alla pace
Un’altra figura fondamentale è Julia Ward Howe (nata il 27/05/1819), scrittrice, pacifista e attivista statunitense. Nel 1870 scrisse un testo noto come “Mother’s Day Proclamation”, un appello rivolto alle donne e alle madri affinché si unissero contro la guerra e a favore della pace. (womenshistory.si.edu)
Nel 1872, Howe propose anche una giornata dedicata alle madri e alla pace, da celebrarsi il 2 giugno. Questa iniziativa non divenne però la Festa della mamma moderna celebrata a maggio. Rimane comunque un precedente importante: introduce l’idea che la maternità possa essere anche una forza morale, sociale e politica, capace di opporsi alla distruzione e alla violenza.
Anna Jarvis: la fondatrice della Festa della mamma moderna
La vera fondatrice della Festa della mamma moderna è Anna Jarvis, figlia di Ann Reeves Jarvis. Dopo la morte della madre, avvenuta nel 1905, Anna desiderò creare una giornata dedicata al ricordo e alla gratitudine verso tutte le madri.
La prima celebrazione significativa si svolse il 10 maggio 1908. In quella data Anna Jarvis organizzò una commemorazione presso la Andrews Methodist Episcopal Church di Grafton, in West Virginia, chiesa frequentata dalla madre. Nello stesso giorno si tenne anche una celebrazione più ampia a Philadelphia, presso il Wanamaker Auditorium. (Wikipedia)
Anna Jarvis scelse come simbolo il garofano bianco, fiore associato alla purezza, alla memoria e all’amore materno. Il suo intento originario era molto personale e spirituale: non voleva una festa generica, ma una giornata in cui ciascuno potesse onorare la propria madre con gratitudine sincera. Proprio per questo, in seguito, Anna Jarvis si oppose duramente alla commercializzazione della ricorrenza. (womenshistory.si.edu)
1914: Woodrow Wilson istituisce ufficialmente il Mother’s Day
Dopo anni di campagne, lettere e pressioni pubbliche da parte di Anna Jarvis, la Festa della mamma ottenne il riconoscimento ufficiale negli Stati Uniti.
La data decisiva è il 9 maggio 1914: il presidente Woodrow Wilson proclamò ufficialmente il Mother’s Day come ricorrenza nazionale, da celebrarsi ogni anno la seconda domenica di maggio. La prima celebrazione nazionale ufficiale avvenne il giorno successivo, 10 maggio 1914. (President Wilson House)
Quindi possiamo distinguere bene:
La Festa della mamma in Italia
In Italia la Festa della mamma arrivò più tardi, negli anni Cinquanta del Novecento.
Una prima iniziativa importante si ebbe nel 1956 a Bordighera, in Liguria, per iniziativa di Raul Zaccari, allora sindaco della città e senatore, insieme a Giacomo Pallanca, presidente dell’Ente Fiera del Fiore e della Pianta Ornamentale di Bordighera-Vallecrosia. La celebrazione aveva anche un legame con il mondo dei fiori, coerente con la vocazione floricola del territorio. (InfoCilento)
Un’altra tappa significativa avvenne nel 1957 a Tordibetto di Assisi, in Umbria, per iniziativa di don Otello Migliosi. In questo caso la festa assunse un carattere più religioso e spirituale, mettendo al centro la figura materna come simbolo di cura, amore e dedizione. (Nostrofiglio.it)
La Festa della mamma, osservata attraverso le informazioni astrologiche che hai raccolto, sembra nascere da un intreccio molto coerente di simboli: il Toro, la Luna, Venere e l’asse profondo della cura. Non appare soltanto come una ricorrenza affettiva, ma come un’immagine collettiva della maternità intesa come nutrimento, protezione, continuità, gratitudine e riconoscimento.
Il primo elemento che colpisce è la forte presenza del Toro. Anna Jarvis, considerata la fondatrice della Festa della mamma moderna, nasce sotto il segno del Toro; la prima celebrazione del 10 maggio 1908 avviene con il Sole in Toro; anche la proclamazione ufficiale del 9 maggio 1914 avviene con il Sole in Toro. Inoltre Julia Ward Howe, una delle figure che anticipano il significato sociale e pacifista della ricorrenza, ha Venere in Toro. Questo insieme di corrispondenze è molto significativo, perché il Toro è il segno della terra fertile, del corpo, della continuità della vita, della cura concreta e del nutrimento. È un segno che non parla di un amore astratto, ma di un amore che si vede nei gesti, nella presenza, nella stabilità, nella capacità di custodire ciò che vive.
In questo senso, la Festa della mamma si colloca simbolicamente dentro un’immagine molto antica: quella della madre-terra, della natura che sostiene, protegge e alimenta. Il mese di maggio, con la sua fioritura piena, rafforza ulteriormente questa simbologia. La maternità, qui, non è soltanto sentimento, ma esperienza incarnata: è il corpo che accoglie, la casa che protegge, la tavola che nutre, la mano che cura, la presenza che dà sicurezza.
Accanto al Toro, il secondo grande filo conduttore è Venere. In tutte le figure e le date considerate, Venere assume un ruolo centrale, anche se si esprime in modi diversi. Julia Ward Howe ha Venere in Toro, Ann Reeves Jarvis ha Venere in Bilancia, Anna Jarvis ha Venere in Ariete, la prima celebrazione del 1908 presenta Venere in Cancro, mentre la proclamazione ufficiale del 1914 mostra Venere in Gemelli. Questa varietà non indebolisce il simbolo, ma lo arricchisce: Venere diventa il principio che trasforma la maternità in valore, bellezza, gratitudine e legame.
Con Venere in Toro, troviamo l’amore stabile, sensoriale, fedele alla vita. È la madre come presenza rassicurante, come nutrimento, come concretezza affettiva. Con Venere in Bilancia, presente in Ann Reeves Jarvis, la cura materna assume una dimensione sociale: non riguarda soltanto la famiglia, ma anche la comunità, l’armonia tra le persone, il desiderio di migliorare la vita collettiva. Con Venere in Ariete, in Anna Jarvis, l’amore diventa iniziativa, volontà, gesto fondativo: non rimane chiuso nell’interiorità, ma si trasforma in azione. Con Venere in Cancro, nella prima celebrazione del 1908, il simbolo si fa teneramente familiare: la festa assume il volto della memoria affettiva, della casa, della protezione, della riconoscenza verso chi si prende cura. Infine, con Venere in Gemelli, nella proclamazione ufficiale del 1914, l’amore materno diventa parola pubblica, messaggio condiviso, comunicazione sociale.
Si potrebbe dire che Venere accompagni tutta la storia della Festa della mamma come una forza di mediazione: prende un sentimento intimo e lo rende esprimibile; prende un legame personale e lo trasforma in rito collettivo; prende la gratitudine privata e la porta nello spazio pubblico.
Un altro elemento decisivo è la presenza della Luna, soprattutto nei segni d’Acqua. Julia Ward Howe ha la Luna in Cancro, Anna Jarvis ha la Luna in Pesci, mentre la proclamazione ufficiale del 1914 avviene con la Luna in Scorpione. A queste configurazioni si aggiunge Venere in Cancro nella prima celebrazione del 1908. Questo richiamo all’Acqua rende la festa profondamente lunare: una festa della sensibilità, dell’appartenenza, della protezione, della memoria del cuore, del legame originario.
La Luna in Cancro di Julia Ward Howe richiama la madre come custode della vita. Il Cancro è il segno della casa, del grembo, della protezione e dell’attaccamento affettivo. In lei, questa energia si traduce anche in una visione morale e sociale: la maternità non è solo esperienza privata, ma principio di difesa della vita e della pace. La Luna in Pesci di Anna Jarvis aggiunge invece una qualità più compassionevole, spirituale e universalizzante. Il materno non è soltanto la propria madre, ma diventa immagine di una cura più ampia, capace di parlare a tutti. La Luna in Scorpione della proclamazione ufficiale del 1914, collegata simbolicamente a Persefone, introduce una dimensione più intensa e trasformativa: la maternità non viene celebrata solo come dolcezza, ma anche come legame profondo, viscerale, capace di attraversare le zone più complesse dell’esperienza umana.
Molto interessante è anche il confronto tra la prima celebrazione del 10 maggio 1908 e la proclamazione ufficiale del 9 maggio 1914. La prima celebrazione avviene con il Sole in Toro, la Luna in Vergine e Venere in Cancro. Qui l’immagine è fortemente legata a Demetra, alla madre che nutre, custodisce e lavora silenziosamente per la vita. La Luna in Vergine parla di cura quotidiana, attenzione, servizio, dedizione concreta, gesti piccoli ma essenziali. È una Luna che non idealizza la maternità, ma la mostra nella sua dimensione più semplice e reale: preparare, ordinare, assistere, proteggere, accudire. Venere in Cancro aggiunge il calore emotivo della famiglia, della casa e della tenerezza.
La proclamazione ufficiale del 9 maggio 1914, invece, presenta ancora il Sole in Toro, ma con la Luna in Scorpione e Venere in Gemelli. Qui la festa assume una forma diversa: non è più solo celebrazione vissuta, ma riconoscimento istituzionale. Il Toro mantiene la radice naturale e concreta della maternità, mentre la Luna in Scorpione intensifica il significato del legame madre-figlia, madre-figlio, madre-comunità. Venere in Gemelli, poi, traduce questo valore in parola, dichiarazione, messaggio pubblico. È come se ciò che apparteneva alla sfera intima della casa venisse portato nella sfera della comunicazione collettiva.
Da questo punto di vista, il passaggio dal 1908 al 1914 è molto significativo: nel 1908 prevale l’immagine della madre come Demetra, cioè come nutrimento, cura, operosità e protezione; nel 1914 emerge anche l’immagine di Persefone, cioè della figlia, del legame profondo, della relazione che trasforma e rinnova il significato della maternità. La Festa della mamma non riguarda dunque solo la madre in sé, ma il campo relazionale che la madre genera: figli, famiglia, comunità, memoria affettiva, riconoscenza.
Anche le tre figure femminili che precedono e fondano la festa sembrano rappresentare tre aspetti diversi dello stesso archetipo. Ann Reeves Jarvis, Bilancia con Luna in Sagittario e Venere in Bilancia, porta il tema della maternità nel campo sociale ed etico. La Bilancia e Venere in Bilancia parlano di armonia, cooperazione, giustizia relazionale, cura della comunità. La Luna in Sagittario amplia l’orizzonte: la madre non è solo custode del privato, ma anche figura orientata al bene comune, alla crescita, all’educazione, al miglioramento della società.
Julia Ward Howe, Gemelli con Luna in Cancro e Venere in Toro, unisce invece la parola e la protezione. I Gemelli danno voce, scrittura, comunicazione; la Luna in Cancro porta il sentimento materno, la difesa della vita e della casa; Venere in Toro radica tutto in un amore concreto e pacifico. In lei la maternità diventa messaggio, appello, dichiarazione di responsabilità verso la vita.
Anna Jarvis, Toro con Luna in Pesci e Venere in Ariete, incarna infine la forza fondatrice. Il Toro conserva, radica, dà forma; la Luna in Pesci universalizza il sentimento e lo rende compassionevole; Venere in Ariete introduce il coraggio dell’iniziativa. Grazie a questa combinazione, il valore materno non resta un’intuizione privata, ma diventa una battaglia culturale e una festa riconosciuta.
Nel complesso, la Festa della mamma appare come una ricorrenza profondamente toro-venusiana e lunare. È toro-venusiana perché celebra l’amore che nutre, che protegge, che rende bella e degna la vita quotidiana. È lunare perché richiama la casa, il grembo, la memoria, la sensibilità, il bisogno umano di appartenenza. È cancerina perché custodisce il legame familiare; è virginiana perché onora la cura silenziosa e concreta; è scorpionica perché riconosce la profondità trasformativa del rapporto con la madre; è gemellina perché, attraverso la proclamazione, trasforma il sentimento in parola condivisa.
La sintesi simbolica potrebbe essere questa: la Festa della mamma nasce quando l’amore concreto del Toro incontra la sensibilità della Luna e, attraverso Venere, diventa gesto pubblico di gratitudine. Non è soltanto una festa del sentimento, ma una festa della vita custodita, della cura resa visibile, dell’amore riconosciuto nella sua forma più semplice e più essenziale.
In chiave mitica, potremmo dire che Demetra e Persefone abitano entrambe questa festa. Demetra rappresenta la madre che nutre, protegge, semina e accompagna la crescita. Persefone rappresenta la figlia, il legame, il passaggio, la continuità tra generazioni. Insieme, mostrano che la maternità non è solo un ruolo, ma un campo di relazioni profonde: chi dà la vita, chi la riceve, chi la ricorda, chi la onora, chi la trasmette.
Per questo, astrologicamente, la Festa della mamma può essere letta come una celebrazione della cura incarnata: una cura che nasce nel corpo, passa attraverso il cuore, si esprime nei gesti quotidiani e infine diventa rito collettivo.
L’astrologia non è uno strumento scientificamente validato, e non sostituisce l’intervento psicologico o psicoterapeutico. Gli articoli presenti in questo sito intendono solo esplorare il valore simbolico, metaforico e narrativo che alcune persone attribuiscono a questa pratica e come possa essere di supporto così come altri strumenti che mettono al centro il paziente e la sua storia, senza nessun riferimento a modalità predittive.
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