Dora Friedlaender Bernhard e l’astrologia: un linguaggio condiviso del destino

Dora Friedlaender Bernhard e l’astrologia: un linguaggio condiviso del destino

Una presenza rimasta in ombra

Nella storia dell’astrologia psicologica legata alla psicologia analitica, il nome di Ernst Bernhard compare con una certa regolarità; quello di Dora Friedlaender Bernhard quasi mai. Il motivo è comprensibile. Ernst lasciò nella Mitobiografia una costruzione teorica riconoscibile, elaborò il rapporto fra entelechia, destino individuale e destino collettivo, utilizzò sistematicamente l’oroscopo nella pratica e tentò persino di perfezionare tecnicamente il calcolo delle direzioni. Dora, invece, pubblicò pochissimo. La sua voce è dispersa nelle lettere, nelle carte cliniche, nei commenti ai temi natali e in materiali in gran parte archivistici.

Eppure il carteggio di Ferramonti modifica sensibilmente questa immagine. Le lettere mostrano che Dora non fu soltanto la destinataria delle interpretazioni astrologiche di Ernst. Conosceva il linguaggio tecnico, maneggiava temi, case, pianeti, rivoluzioni solari e direzioni, eseguiva calcoli, confrontava le configurazioni con il proprio vissuto e utilizzava l’astrologia anche in riferimento ad altre persone. Soprattutto, cercava di comprenderne il senso.

Non una discepola passiva

Già nelle prime settimane della separazione del 1940 Dora invia a Ernst materiale astrologico e due oroscopi con dati di case e pianeti. Questi dettagli potrebbero essere liquidati come semplice assistenza pratica al compagno internato. Ma il quadro cambia quando, il 6 agosto, Dora ringrazia Ernst per le “date” ricevute e aggiunge che le serviranno per “meditarne e poi fare da me le mie esperienze”. È una frase metodologicamente importante. Dora non formula un atteggiamento di obbedienza all’interpretazione dell’esperto; propone invece una verifica attraverso l’esperienza personale.

Questo atteggiamento ritorna il 26 settembre, quando chiede a Ernst di controllare un calcolo eseguito da lei: pensa di aver avuto un’opposizione di Marte a Venere e osserva che il proprio stato d’animo potrebbe costituirne una spiegazione. L’ordine del ragionamento è significativo: calcolo, vissuto, ipotesi, verifica. Non è ancora un metodo scientifico nel senso moderno, ma neppure un’accettazione puramente fideistica.

Il cielo come linguaggio dell’esperienza

Il tratto più evidente nelle lettere di Dora è la trasformazione del vocabolario astrologico in un lessico dell’esperienza psichica. Il 22 luglio scrive di aver “sentito davvero” un transito di Nettuno perché si era trovata “terribilmente sola”. Pochi giorni dopo interpreta la propria capacità di attraversare le difficoltà attraverso la forte posizione di Giove nella rivoluzione solare. Il 26 agosto descrive una fase di svuotamento e chiusura dicendo di dover lottare perché “la dodicesima casa non mi soverchi”. Nel gennaio 1941 parla invece di una “forza interna veramente saturnina” che la costringe alle materialità e le impedisce di tornare alla musica e allo studio.

L’astrologia, dunque, non è per Dora soltanto una grammatica di eventi esterni. Diventa una modalità di nominare qualità dell’esperienza: solitudine nettuniana, restrizione saturnina, XII casa come rischio di chiusura, Giove come risorsa. Questo uso ha una somiglianza con ciò che, in un linguaggio psicologico contemporaneo, chiameremmo funzione simbolica: una configurazione offre una figura attraverso cui l’esperienza può essere riconosciuta e pensata. Tuttavia sarebbe anacronistico trasformare Dora in una sostenitrice di un’astrologia puramente simbolica. Nelle lettere ella attribuisce ai transiti e alle direzioni un’effettiva capacità di descrivere il tempo e il destino.

Astrologia e temporalità

Dora utilizza infatti l’astrologia anche come strumento temporale. Il 23 luglio osserva che “oggi c’è il quadrato”, mentre tra pochi giorni arriverà un trigono al Sole, e immagina che allora potrà “saltare, andare, correre, spingere”. Il 24 novembre, dopo aver ricevuto da Ernst le direzioni corrette, gli chiede le proprie “date” prima dell’estate perché sente di dover realizzare un cambiamento. Qui l’astrologia non riguarda soltanto il carattere: organizza l’attesa e tenta di localizzare nel tempo il momento di una trasformazione.

Questa funzione può avere anche un valore psicologico di contenimento. Durante l’internamento di Ernst, la vita di Dora è attraversata da una condizione estrema di incertezza. Le pratiche per la liberazione, i contatti politici, la censura, la paura e la separazione trasformano ogni giorno in una prova. In questo contesto il tempo astrologico crea scansioni, culmini, passaggi e possibili aperture. Non elimina l’angoscia, ma la inscrive in una forma temporale.

Il passaggio decisivo: «su che livello e in quale spazio del destino»

La frase più importante compare l’11 novembre 1940. Dora scrive di non voler guardare il proprio solare perché non saprebbe “su che livello e in quale spazio del destino” si realizzeranno le quadrature e le opposizioni che rimangono attive per l’intero anno. Qui appare una vera riflessione sulla natura dell’interpretazione astrologica.

La configurazione è assunta come significativa, ma il suo significato non è univocamente convertibile in un evento. Dora non dubita che gli aspetti abbiano una qualche realizzazione; dubita del livello sul quale essa avverrà. Psiche, evento, relazione, corpo, circostanza esterna: il tema non stabilisce automaticamente quale sarà il piano concreto. È esattamente il problema che attraversa anche le riflessioni di Ernst, il quale nel luglio 1940 sperava che certi transiti di Dora potessero realizzarsi nello “strato psichico” invece di assumere forma concreta.

Perciò non è corretto attribuire a Dora la priorità di questa idea. Il carteggio mostra piuttosto un laboratorio condiviso. Ernst e Dora parlano lo stesso linguaggio e si scambiano continuamente ipotesi, dati, calcoli ed esperienze. La formula di Dora, tuttavia, è autonoma e sorprendentemente precisa: “livello” e “spazio del destino” indicano che una stessa configurazione può avere più modalità di adempimento.

Destino, necessità e compito

La questione del destino compare fin dall’inizio. Il 28 giugno Dora rassicura Ernst di avere fiducia “nella sorte, nella necessità di questi eventi”. Il 22 luglio, osservando il proprio solare, arriva a dire che il destino è “benigno” perché le offre proprio in quell’anno una configurazione capace di sostenerla. Nello stesso passaggio unisce l’astrologia all’I Ching e conclude: “è proprio il mio compito!”.

Questa parola, compito, è centrale. L’astrologia non appare semplicemente come previsione di qualcosa che deve accadere, ma come descrizione di una situazione che domanda un certo modo di essere attraversata. La necessità non scompare; il destino non è dissolto in una libera interpretazione soggettiva. Ma la persona è chiamata a rispondere alla configurazione. In questo senso la posizione di Dora è vicina a quella che abbiamo individuato in Ernst: non una libertà dalla configurazione, bensì una libertà nel modo di viverla e portarla a compimento.

Astrologia e I Ching: due linguaggi per orientarsi

Una caratteristica costante delle lettere è la vicinanza fra astrologia e I Ching. Dora passa con naturalezza da un transito o da un solare a un esagramma, e spesso utilizza entrambi per orientarsi nelle scelte. Non sembra interessata a costruire una teoria epistemologica dei due strumenti; li usa come dispositivi di interrogazione del momento.

Questo intreccio rende difficile isolare l’astrologia come sistema autonomo. Nel mondo dei Bernhard essa appartiene a una costellazione più ampia di pratiche interpretative: sogni, I Ching, chirologia, immagini, sincronicità, destino. La domanda comune è: che cosa sta chiedendo questa situazione? In quale direzione va vissuta? Che cosa significa ciò che accade?

Dalla vita privata alla pratica analitica

Le lettere potrebbero ancora lasciare il dubbio che l’astrologia fosse, per Dora, soprattutto una pratica privata condivisa con Ernst. La documentazione dell’Archivio Ernst e Dora Bernhard dell’Università Milano-Bicocca scioglie questo dubbio. La descrizione ufficiale del fondo afferma che anche Dora utilizzava la carta astrale come strumento d’analisi e che nei fascicoli di pazienti e amici sono presenti temi natali con appunti e commenti.

Questo dato è storicamente molto rilevante. Significa che l’astrologia entra nella sua attività professionale di analista. Non sappiamo ancora, sulla base del materiale pubblicamente accessibile, con quale frequenza, con quale metodo preciso e con quale grado di dipendenza dalle formulazioni di Ernst. Per rispondere occorrerebbe studiare direttamente i fascicoli clinici consultabili, le conferenze superstiti e la corrispondenza professionale. Ma il fatto di base è documentato: Dora applicò la carta astrale nell’analisi.

Una figura più autonoma di quanto si sia raccontato

La biografia dell’ASPi ricorda che Dora e Ernst lavorarono in stretta connessione, scambiandosi riflessioni e scoperte, ma che dagli anni Cinquanta Dora seguì sempre più autonomamente i propri casi. Dopo la morte di Ernst continuò la pratica analitica per decenni. Anche questo obbliga a rivedere l’immagine della semplice “moglie di Bernhard”.

Sul piano astrologico, le lettere del 1940-41 documentano già una soggettività distinta: Dora calcola, verifica, dubita, formula ipotesi, interpreta il proprio vissuto, chiede conferme e perfino evita di guardare il solare quando sente che l’indeterminatezza del livello di manifestazione potrebbe essere psicologicamente gravosa. È un rapporto attivo, non passivo, con l’astrologia.

Il punto più originale di Dora

Se dovessimo isolare la specificità della voce di Dora rispetto a quella di Ernst, direi che emerge soprattutto una qualità esperienziale e pragmatica. Ernst tende progressivamente a costruire una metafisica dell’entelechia, della legge del tempo, del karma e dell’adempimento. Dora, almeno nelle lettere pubblicate, parte più spesso da ciò che sente e da ciò che deve fare: “questo transito l’ho sentito”, “me lo sono calcolato”, “potrebbe esserne una spiegazione”, “mi serviranno […] per fare da me le mie esperienze”, “su che livello […] si realizzano?”.

Non significa che Dora fosse meno metafisica: parla di destino, necessità, compito e utilizza assiduamente l’I Ching. Significa piuttosto che la sua scrittura astrologica rimane aderente alla situazione vissuta. Il cielo viene interrogato mentre la vita sta accadendo.

Conclusione: una «astrologia dei Bernhard»?

Alla luce di questi materiali, parlare soltanto dell’“astrologia di Ernst Bernhard” rischia di essere riduttivo. La costruzione teorica più articolata rimane certamente sua, così come a lui appartengono i principali testi pubblicati. Ma il carteggio e l’archivio mostrano che Dora fu parte attiva di un laboratorio comune.

Forse è più corretto distinguere due livelli. Esiste un pensiero astrologico di Ernst Bernhard, riconoscibile nella Mitobiografia e nelle sue ricerche tecniche. Ma esiste anche una pratica astrologico-psicologica dei Bernhard, alimentata dal dialogo quotidiano fra Ernst e Dora. In questa seconda dimensione Dora non è una figura marginale: usa la carta, ne sperimenta gli effetti, ne interroga il senso e la porta successivamente dentro il lavoro analitico.

La sua frase dell’11 novembre 1940 può allora diventare la formula più efficace per descrivere questo atteggiamento. L’oroscopo non dice semplicemente che cosa accadrà: pone il problema di capire “su che livello e in quale spazio del destino” una configurazione prenderà forma. È una concezione ancora fortemente legata alla necessità astrologica, ma già incompatibile con un fatalismo elementare. Fra configurazione e accadimento rimane uno spazio. È precisamente in quello spazio che, per Dora come per Ernst, possono entrare esperienza, coscienza e compito.

Fonti e riferimenti

Fonte primaria

Bernhard, E. (2011). Lettere a Dora dal campo di internamento di Ferramonti (1940-41). Con le lettere di Dora da Roma. A cura di L. Marinangeli. Nino Aragno Editore.

Fonti archivistiche online

Centro ASPi – Archivio storico della psicologia italiana, Università di Milano-Bicocca. Archivio Ernst e Dora Bernhard

Marinangeli, L. (2017). Dora Friedlaender Bernhard – profilo biografico ASPi

Riferimenti secondari utili

Marinangeli, L. Risonanze celesti. L’aiuto dell’astrologia nella cura della psiche. Marsilio.

Sorge, G. (a cura di). Lettere tra Ernst Bernhard e Carl Gustav Jung 1934/59. Rivista di Psicologia Analitica.

Bernhard, E. Mitobiografia. Adelphi.

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