L'ansia, Luna, Saturno e l'astrologia

I. L’etimologia come via verso l’inconscio: anxia, ánkhō, Anánkē

Nell’approccio della psicologia analitica l’etimologia non è un semplice esercizio filologico: è uno strumento di amplificazione, un metodo attraverso cui il linguaggio manifesto, la parola d’uso quotidiano, lascia trapelare la stratificazione profonda dell’esperienza psichica collettiva. Come Jung osservava nei suoi seminari, le parole conservano nelle loro radici tracce di stadi precedenti della coscienza, quasi fossero fossili del vissuto archetipico dell’umanità.1

La parola ansia deriva dal latino anxia, e prima ancora dal verbo angere, che significa “stringere, soffocare”. La radice indoeuropea condivisa *angh– rimanda a uno stato di costrizione corporea prima ancora che mentale: l’ansia nasce nella gola, nel petto, come se una forza esterna comprimesse lo spazio vitale. È significativo che questa medesima radice abbia generato, nelle lingue germaniche, il termine Angst, la parola che Freud pose al centro della sua metapsicologia e che Heidegger elevò a categoria ontologica fondamentale della condizione umana.2

Freud, nella sua seconda teoria dell’angoscia (1926), operò una distinzione importante che illumina ancora oggi il lavoro clinico: l’angoscia automatica (risposta traumatica all’inondazione dell’Io da parte di stimoli intollerabili) e l’angoscia segnale (risposta anticipatoria a un pericolo percepito dall’Io). In questa seconda forma, l’angoscia diventa paradossalmente strumento di difesa psichica. Tuttavia, per la psicologia analitica, questa comprensione rimane parziale: essa coglie il meccanismo ma non il significato, descrive la funzione adattativa ma non l’intenzione teleologica dell’inconscio.3

Il greco antico ἄγχω (ánkhō) risuona con anxia non solo foneticamente ma simbolicamente: stringere è il gesto archetipico del limite che si impone sulla vita. Ed è qui che la psicologia analitica trova il suo campo elettivo: non nella descrizione del sintomo, ma nel suo senso. La parola si apre verso Ἀνάγκη (Anánkē), la dea della necessità, dell’ineluttabilità, della forza cosmica che stringe e non lascia via d’uscita.4

“Ananke è la necessità primordiale che precede persino gli dèi. Nel mito di Er raccontato da Platone nella Repubblica, il fuso di Ananke attraversa l’intero cosmo: attorno ad esso ruotano le sfere planetarie, e le Moire — Cloto, Lachesi e Atropo — sono le sue figlie. È lei che, nell’atto della nascita, impone il destino individuale.” — Platone, Repubblica, X, 616b-617d

James Hillman, nel suo Il Codice dell’Anima (1996), riprende proprio questa figura per descrivere ciò che egli chiama il daimon: quell’istanza interiore che porta con sé il progetto della nostra vita, l’immagine originaria della nostra individuazione. Il daimon non è consolante: è esigente, a volte brutale, porta con sé qualcosa della necessità di Ananke. L’ansia, in questa prospettiva, può essere letta come il tono affettivo del daimon che bussa alle porte della coscienza, una costrizione che proviene dall’interno, non dall’esterno, e che chiede di essere ascoltata piuttosto che sedata.5

II. La luna come archetipo: il femminile, la madre e il bisogno di appartenenza

In astrologia psicologica, la Luna rappresenta molto più di un semplice “pianeta” celeste: essa è la metafora archetipica per eccellenza del femminile primordiale, della psiche recettiva, dell’emozione e del bisogno di nutrimento affettivo. Sul piano junghiano, la Luna corrisponde, fra le numerose corrispondenze, anche all’archetipo della Grande Madre nella sua dimensione interiore, non la madre come persona storica, ma la Madre come imago, come struttura a priori della psiche che organizza l’esperienza del nutrirsi, del proteggere, del ritmare.6

Jung, nelle sue riflessioni sugli archetipi, riconosceva che ogni pianeta astrologico potesse essere compreso come un simbolo naturale di una specifica costellazione archetipica. La Luna, in particolare, corrisponde a ciò che nei Collected Works viene indicato come il polo materno dell’archetipo del Sé, la matrice originaria da cui la coscienza si differenzia gradualmente nel corso dello sviluppo individuale.7

“La Grande Madre è un archetipo del grande numero di significati particolari che non può essere esaurito in un solo elenco. Sul piano psicologico, essa denota, in termini generali, l’aspetto femminile dell’inconscio, la tendenza all’inondamento e all’abbraccio totale che si contrappone alla differenziazione cosciente.” — C.G. Jung, CW 9i, § 158

La posizione della Luna nel tema natale indica, in questa lettura psicologica, la qualità del legame primario, ciò che Donald Winnicott avrebbe chiamato holding environment, e la sua eventuale fragilità o solidità. Una Luna mal aspettata o sotto tensione non indica una condanna a vivere nell’ansia, ma segnala piuttosto una struttura interiore in cui i bisogni emotivi fondamentali (sicurezza, appartenenza, nutrimento, ritmo) hanno incontrato ostacoli nella loro naturale soddisfazione.8

Nei termini della teoria dell’attaccamento di John Bowlby, teoria che la psicologia analitica può integrare fruttuosamente, un’imago lunare tesa corrisponde spesso a quello che viene descritto come un attaccamento ansioso: l’individuo porta con sé un’anticipazione inconscia di abbandono, di ritiro della figura accudente, di inadeguatezza del mondo ad accoglierlo. Questa struttura di anticipazione è, a tutti gli effetti, la radice profonda di molte forme di ansia cronica.9

La Luna e il complesso materno

Jung dedicò ampio spazio all’analisi del complesso materno nella sua forma sia maschile che femminile. Il complesso, come sappiamo, non è semplicemente un “problema con la madre”: è piuttosto un nucleo energetico autonomo nella psiche, un agglomerato di immagini, emozioni e tendenze comportamentali organizzato attorno all’archetipo della madre e attivato dalle esperienze precoci. Esso possiede, come ogni complesso, una certa autonomia funzionale: si attiva indipendentemente dalla volontà cosciente, produce affetti intensi, distorce la percezione della realtà.10

In astrologia psicologica, la Luna nel tema natale viene spesso associata proprio a questo nucleo: essa indica non solo il tipo di bisogno affettivo primario, ma anche il modo in cui l’individuo ha interiorizzato la figura materna e, attraverso di essa, il suo rapporto con il mondo affettivo in generale. Una Luna in aspetto di quadratura (angolo di 90°) con Saturno, o in aspetto di opposizione (180°), porta con sé una qualità di tensione strutturale tra il bisogno di nutrimento e accoglienza (Luna) e l’esperienza di limitazione, rifiuto o freddezza (Saturno).11

“Dove il complesso materno è fortemente negativo, l’individuo porta con sé una specie di congelamento interiore: una parte della psiche rimane in attesa di qualcosa, calore, riconoscimento, protezione, che non arriva mai. È questa attesa senza risposta la radice psicologica dell’ansia di abbandono.” — Marie-Louise von Franz, The Feminine in Fairy Tales, 1972

III. Saturno: il Senex, il Limite e la costrizione necessaria

Se la Luna è il principio del flusso, del ritmo, dell’accoglienza, Saturno è il suo contrappeso archetipico: il principio del limite, del confine, della forma. In termini junghiani, Saturno corrisponde a quello che James Hillman e Murray Stein hanno descritto come il Senex: l’archetipo del vecchio saggio, del padre severo, del tempo che consuma e cristallizza.12

L’archetipo saturnino porta con sé una duplice natura, come tutti gli archetipi, esso è ambivalente: da un lato rappresenta il limite fecondo, la struttura che rende possibile la forma, la maturità acquisita attraverso il sacrificio; dall’altro, nella sua espressione patologica o unilaterale, diventa il principio della mortificazione: freddezza, controllo, giudizio rigido, paura della perdita, procrastinazione paralizzante. L’ansia, in questa prospettiva, porta spesso in sé una colorazione spiccatamente saturnina: è l’ansia del fallimento, della punizione, del non essere all’altezza, del tempo che manca.13

“Saturno rappresenta la tendenza nella psiche umana verso la negazione, la limitazione, il ritiro, la stasi. Ma questa stessa tendenza, se cosciente e integrata, diventa la capacità di concentrazione, di discernimento, di profondità. Il Senex non è nemico del Puer: è il suo maestro necessario.” — Liz Greene, Saturn: A New Look at an Old Devil, 1976, p. 47

Il legame mitologico di Saturno con il tempo, il dio romano Saturno viene identificato con il greco Kronos, divoratore dei propri figli, introduce una dimensione fondamentale nell’analisi dell’ansia: la temporalità angosciata. L’individuo ansioso vive prevalentemente nel futuro: anticipa catastrofi, proietta paure, abita uno spazio temporale che non esiste ancora. Kronos divora i figli perché teme il futuro, teme che ciò che ha generato lo superi e lo destituisca. In questo senso, l’ansia cronica può essere compresa come un’identificazione inconscia con il complesso Saturnino-Kroniano: il divorare preventivo dell’esperienza da parte della paura.14

Saturno come Principio del confine Psichico

Edward Edinger, nel suo lavoro Ego and Archetype (1972), descrive il processo di individuazione come una dialettica continua tra l’Ego e il Sé, tra la coscienza differenziata e la totalità inconscia. In questa dialettica, Saturno svolge una funzione essenziale: è il principio della separazione, ciò che rende possibile la formazione di un confine psichico solido. Senza Saturno, senza limite, senza forma, senza la capacità di dire “no”, la psiche rimane in uno stato di fusione indifferenziata con l’inconscio collettivo, incapace di distinguere il sé dal non-sé.15

Paradossalmente, alcune forme di ansia intensa possono essere lette come difetto della funzione saturnina piuttosto che come suo eccesso: l’individuo che non ha sviluppato confini psichici sufficientemente stabili si trova esposto all’inondazione affettiva, alla permeabilità nei confronti degli stati emotivi altrui, all’incapacità di contenere le proprie emozioni. È l’ansia di chi non ha ancora trovato un involucro psichico abbastanza solido da permettersi di essere nel mondo senza esserne travolto.16

Donald Kalsched, nel suo The Inner World of Trauma (1996), descrive come nelle psicologie traumatizzate si formi un sistema autoproteggente primordiale che, nel tentativo di preservare il nucleo vitale della persona, finisce per produrre una forma di persecuzione interna: l’ansia cronica come difesa paradossale, come custode spietato dell’interiorità più vulnerabile. In astrologia psicologica, questo sistema potrebbe essere visualizzato proprio come un complesso Saturno-Luna: l’ansia che stringe (Saturno) attorno alla vulnerabilità affettiva (Luna) per tenerla al sicuro da ulteriori ferite.17

IV. La tensione archetipica Luna-Saturno: quando il Dio diventa malattia

L’articolazione tra Luna e Saturno nella psiche individuale può essere visualizzata come una delle tensioni archetipiche fondamentali: quella tra il principio dell’appartenza-nutrimento (Luna) e il principio del limite-separazione (Saturno). Quando questa tensione è fertile e integrata, l’individuo è capace di nutrirsi affettivamente e di mantenere confini, di sentire e di strutturare, di accogliere e di dire no. Quando invece la tensione è bloccata in una polarizzazione rigida, emerge il sintomo.18

Jung, nel suo saggio Psicologia e Religione (1938), formulò una delle intuizioni più evocative della psicologia analitica: l’idea che i sintomi psichici, compresa l’ansia, siano dèi divenuti malattia. Non nel senso superstizioso del termine, ma nel senso preciso che i grandi principi archetipici (gli “dèi”), quando non vengono riconosciuti e integrati nella vita cosciente, si esprimono attraverso la costrizione, il sintomo, la sofferenza. Il dio ignorato si vendica attraverso la malattia.19

“Gli dèi sono divenuti malattie; Zeus non governa più l’Olimpo bensì il plesso solare, e produce curiosi esemplari per il medico, o turba il cervello dell’uomo politico e del giornalista, che senza accorgersene è posseduto dai démoni.” — C.G. Jung, CW 13, § 54

In questo schema, l’ansia associata alla tensione Luna-Saturno è l’energia di Anánkē, la necessità che stringe, che non ha trovato un canale di espressione cosciente. Il principio saturnino, non riconosciuto nella sua funzione strutturante e limitante, si manifesta come costrizione involontaria, come angoscia che non si sa da dove viene e che sembra non avere oggetto. È quella che la clinica contemporanea chiama ansia generalizzata: non paura di qualcosa di specifico, ma uno stato diffuso di allerta che colora ogni aspetto dell’esperienza.20

Il complesso Lunare-Saturnino nella clinica psicoanalitica

Nella pratica clinica, il complesso Luna-Saturno si può presentare sotto forma di alcune costellazioni tipiche. La prima è quella del bambino interiore non nutrito: l’adulto porta con sé un senso cronico di non ricevere abbastanza, di non essere sufficientemente amato o riconosciuto, combinato con l’impossibilità di chiedere apertamente, perché Saturno, nel suo versante difensivo, proibisce la dipendenza, sanziona il bisogno come debolezza, impone autosufficienza come armatura.21

Una seconda costellazione tipica è quella del perfezionismo ansioso: l’individuo che non si permette di riposare, che si tiene costantemente sotto pressione, che anticipa la critica prima ancora di agire. Qui Saturno ha colonizzato completamente la Luna: il critico interiore ha sostituito la madre accogliente, e ogni momento di vulnerabilità affettiva viene immediatamente punito da una voce interna severa e squalificante.22

Una terza forma è quella che potremmo chiamare ansia da confine: la difficoltà di sapere dove finisce il sé e dove inizia l’altro, tipica di strutture con scarsa differenziazione dell’Io. Qui Luna e Saturno si trovano in un’inversione paradossale: la Luna è “troppo aperta”, permissiva, priva di pelle psichica; Saturno, invece di fornire struttura sana, genera ansia come tentativo disperato di ricreare un confine che manca.23

V. I transiti di Saturno e il Kairos della Coscienza

Nella tradizione dell’astrologia psicologica, quella che da Dane Rudhyar a Liz Greene a Stephen Arroyo si è sviluppata nel XX secolo in dialogo con la psicologia del profondo, il concetto di transito planetario assume un significato preciso e non deterministico. Un transito non causa eventi o stati psichici: esso risuona con strutture già presenti nella psiche individuale, come una frequenza sonora che fa vibrare una corda predisposta.24

Jung stesso, benché non fosse un astrologo, mostrò un’apertura significativa verso l’astrologia come sistema simbolico in grado di rispecchiare dinamiche psichiche reali. La sua corrispondenza con André Barbault, le sue ricerche sulla sincronicità, e il suo esperimento astrologico pubblicato nei Collected Works testimoniamo un’attitudine genuinamente investigativa piuttosto che dismissiva. La sincronicità, il principio di connessione acausale tra eventi psichici ed eventi fisici dotati di significato comune, fornisce il quadro teorico entro cui l’astrologia psicologica può essere compresa senza cadere né nel determinismo astrale né nello scetticismo riduzionistico.25

Un transito di Saturno alla Luna natale, tipicamente nelle sue forme di congiunzione, quadratura o opposizione, tende a creare nella vita dell’individuo una costellazione psichica specifica: le strutture di bisogno affettivo (Luna) vengono sottoposte alla pressione del principio limitante (Saturno). Nella pratica clinica, questo periodo può coincidere con l’emergenza di sintomi ansiosi, con il riattivarsi di complessi materni, con la comparsa di sentimenti di solitudine, inadeguatezza o responsabilità eccessive.26

Tuttavia, ed è questo il punto cruciale che distingue l’astrologia psicologica da qualsiasi forma di fatalismo, il transito non impone il sintomo: esso apre una finestra kairologica. Il kairos, il tempo opportuno, il momento giusto dell’azione o della comprensione, è l’aspetto qualitativo del tempo che Saturno-Kronos, nella sua forma più evoluta, custodisce. Un transito saturnino alla Luna può diventare, nelle mani di un terapeuta consapevole, l’occasione per accedere e rielaborare le strutture archetipiche del complesso materno, per portare finalmente coscienza in quei depositi di bisogno non soddisfatto che l’ansia segnala come prioritari.27

La casa e il Segno: la specificità del simbolo

L’astrologia psicologica permette una localizzazione simbolica ulteriore: la casa astrologica in cui si forma l’aspetto Saturno-Luna indica l’area di vita in cui la tensione psichica si manifesta preferenzialmente. Una tensione in casa IV (la casa del passato, delle origini, della famiglia di origine) orienterà l’esplorazione clinica verso le radici famigliari e transgenerazionali dell’ansia; in casa VII (le relazioni), l’ansia si esprimerà prevalentemente nei legami intimi; in casa X (la vita professionale e la reputazione sociale), si manifesterà come ansia da prestazione e timore del giudizio.28

Questa topografia simbolica non sostituisce la diagnosi clinica, e va sottolineato con chiarezza che l’astrologia non è uno strumento di diagnosi psicologica, ma può offrire al terapeuta e al paziente una narrativa utile, un modo per dare forma e colore a ciò che altrimenti rimane amorfo e paralizzante. Il tema natale è una “possibile” mappa del carattere, non un elenco di eventi futuri: ci dice qualcosa sulla qualità dell’anima, non sul suo destino.

VI. L’Astrologia come strumento narrativo nel percorso terapeutico

La domanda che il terapeuta junghiano si pone non è “il tema natale è vero o falso?” ma piuttosto “questo sistema simbolico può aiutare il paziente ad accedere a parti di sé che altrimenti rimarrebbero inaccessibili?”. In questa prospettiva, l’astrologia viene avvicinata non come scienza predittiva ma come sistema narrativo-simbolico: uno strumento di amplificazione dell’esperienza soggettiva, capace di offrire al paziente una cornice di senso più ampia di quella fornita dalla sola storia biografica.30

La teoria junghiana delle imago, la rappresentazione interna delle figure significative, sedimentata nell’inconscio personale attraverso le esperienze relazionali precoci, trova nel linguaggio astrologico una sua corrispondenza naturale. La Luna è l’imago materna interiorizzata; Saturno è l’imago paterna nella sua dimensione normativa e limitante. La tensione tra queste due imago, lungi dall’essere determinata dal cielo alla nascita, è piuttosto resa leggibile attraverso il simbolismo astrologico in modo che il paziente possa riconoscerla come sua, lavorarla, trasformarla.31

Nel lavoro clinico concreto, l’utilizzo del tema natale può avvenire in diversi modi: come strumento di identificazione dei complessi (quali aree di vita tendono a innescare risposte emotive sproporzionate?), come guida per l’amplificazione mitica (quali miti, favole e figure archetipiche risuonano con la struttura psichica dell’individuo?), o come mappa temporale dei periodi di particolare intensità psichica, durante i quali il lavoro terapeutico può approfondirsi con maggiore efficacia.32

È fondamentale, in questo contesto, ribadire un principio epistemologico che l’astrologia psicologica condivide con la psicologia analitica: il principio dell’individuazione rigorosa. Non esiste una sola lettura del complesso Luna-Saturno: ogni individuo porta con sé una configurazione unica di fattori, la storia famigliare, i traumi precoci, le risorse simboliche e relazionali sviluppate nel corso della vita, il momento storico in cui vive, che determina come l’archetipo si concretizzerà nella sua psiche specifica. L’astrologia, come la psicologia analitica, lavora sempre a posteriori: il sintomo è apparso, il dio è diventato malattia, e ora si tratta di comprendere quale aspetto dell’anima si è fatto largo attraverso quella porta.33

VII. Verso un’ermeneutica dell’ansia: conclusioni

L’ansia, in questa prospettiva integrata di psicologia analitica  e astrologia simbolica, emerge come qualcosa di profondamente diverso da un semplice disturbo neurobiologico da trattare farmacologicamente o da un pattern cognitivo distorto da ristrutturare comportamentalmente. Essa è, pur non escludendo queste letture, un messaggero dell’anima: la voce di Ananke, la Necessità che chiede di essere riconosciuta; il segnale di un’energia archetipica, quella della tensione tra nutrimento (Luna) e limite (Saturno), che non ha ancora trovato il suo canale di espressione cosciente e creativa.34

Questo non significa che l’ansia debba essere valorizzata incondizionatamente o che il trattamento sintomatico sia inappropriato. Significa piuttosto che, accanto e oltre la riduzione del sintomo, la psicologia del profondo propone un lavoro di comprensione e integrazione: chi è questo dio che stringe? Cosa vuole? Quale aspetto della mia vita non ancora vissuto mi sta chiedendo di essere accolto? Queste domande, che nella forma archetipica del cielo trovano metafore potenti e antiche, sono le domande proprie del processo di individuazione.35

L’astrologia psicologica, usata con rigore e umiltà epistemologica, può contribuire a questo lavoro offrendo un linguaggio dell’anima sufficientemente ricco e stratificato da contenere la complessità dell’esperienza umana. Non come alternativa alla psicoterapia, che rimane lo strumento centrale e insostituibile, ma come sua possibile alleata nel progetto condiviso di restituire all’individuo il senso della propria storia e la capacità di abitarla con maggiore consapevolezza e libertà.

 

Note

  1. C.G. Jung, Collected Works (CW), vol. 18, § 1228: Jung descrive l’amplificazione come il metodo fondamentale della psicologia analitica per estendere il significato di un’immagine o di un simbolo attraverso i suoi paralleli storici, mitologici e linguistici.
  2. S. Freud, Inibizione, sintomo e angoscia (1926), in Opere, vol. 10, Boringhieri, Torino 1978. M. Heidegger, Essere e Tempo (1927), tr. it. Longanesi, Milano 2005.
  3. S. Freud, Inibizione, sintomo e angoscia, cit. Sul passaggio dalla prima alla seconda teoria dell’angoscia, cfr. anche J. Laplanche e J.-B. Pontalis, Enciclopedia della psicanalisi, Laterza, Bari 1967.
  4. Sull’etimologia di ἄγχω e ἀνάγκη, cfr. P. Chantraine, Dictionnaire étymologique de la langue grecque, Klincksieck, Paris 1968.
  5. J. Hillman, Il codice dell’anima (1996), tr. it. Adelphi, Milano 2009.
  6. E. Neumann, La Grande Madre (1955), tr. it. Astrolabio, Roma 1981.
  7. C.G. Jung, CW 9i, Archetipi e inconscio collettivo, in particolare i saggi sull’archetipo della Grande Madre.
  8. D.W. Winnicott, The Maturational Processes and the Facilitating Environment (1965), Hogarth Press, London.
  9. J. Bowlby, Attaccamento e perdita, 3 voll. (1969-1980), tr. it. Boringhieri, Torino.
  10. C.G. Jung, CW 4, Freud e la psicanalisi, in particolare il saggio “L’importanza del padre nel destino dell’individuo”.
  11. L. Greene, Saturn: A New Look at an Old Devil (1976), Weiser Books, York Beach, ME.
  12. J. Hillman, “Senex and Puer: An Aspect of the Historical and Psychological Present”, in Puer Papers (1979), Spring Publications.
  13. L. Greene, Saturn, cit., cap. 1.
  14. R. Graves, I miti greci (1955), tr. it. Longanesi, Milano 1983. Sul mito di Kronos e la sua interpretazione psicologica, cfr. anche J. Hillman, Il sogno e il mondo infero (1979), tr. it. Il Saggiatore, Milano 1984.
  15. E. Edinger, Ego and Archetype (1972), Shambhala, Boston.
  16. Sul concetto di “pelle psichica”, cfr. D. Anzieu, L’Io-pelle (1985), tr. it. Borla, Roma 1994.
  17. D. Kalsched, The Inner World of Trauma (1996), Routledge, London.
  18. Sulla dialettica degli opposti come principio fondamentale della psicologia junghiana, cfr. C.G. Jung, CW 14, Mysterium Coniunctionis.
  19. C.G. Jung, CW 13, Alchimia e psicologia, § 54.
  20. DSM-5 (2013), American Psychiatric Association. Sul disturbo d’ansia generalizzata e la sua relazione con le strutture di personalità, cfr. A. Gabbard, Psichiatria psicodinamica (2000), tr. it. Cortina, Milano.
  21. M.-L. von Franz, The Feminine in Fairy Tales (1972), Spring Publications.
  22. Sul “critico interiore” come istanza intrapsichica, cfr. J. Johnson, Inner Work (1986), HarperCollins.
  23. Sul concetto di differenziazione dell’Io, cfr. C.G. Jung, CW 7, Due testi di psicologia analitica.
  24. D. Rudhyar, The Astrology of Personality (1936), Doubleday. S. Arroyo, Astrology, Psychology and the Four Elements (1975), CRCS Publications.
  25. C.G. Jung, CW 8, La sincronicità come principio di connessione acausale (1952). Lettera a André Barbault del 26 maggio 1954, in C.G. Jung, Letters, vol. 2, Routledge, London 1976.
  26. L. Greene e H. Sasportas, The Luminaries (1992), Weiser Books.
  27. Sul concetto di kairos, cfr. P. Tillich, The Courage to Be (1952), Yale University Press.
  28. H. Sasportas, The Twelve Houses (1985), Aquarian Press, Wellingborough.
  29. L. Greene, The Astrology of Fate (1984), Weiser Books.
  30. Sull’astrologia come sistema narrativo, cfr. anche M. Pottenger, Healing with the Horoscope (1982), ACS Publications.
  31. C.G. Jung, CW 4, “Psicologia del transfert”.
  32. L. Greene e H. Sasportas, The Development of the Personality (1987), Weiser Books.
  33. Sul principio di individuazione, cfr. C.G. Jung, CW 9i, § 490 ss.
  34. J. Hillman, Re-Visioning Psychology (1975), Harper & Row, New York.
  35. C.G. Jung, CW 16, Pratica della psicoterapia.

 

 

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In questo articolo è bene ricordare che le associazioni effettuate fra simbolismo astrologico e sofferenze della psiche sono possibilità di lettura del simbolo, delle posizioni planetarie, pratiche immaginative e proiettive, come spiegato anche nel prosieguo. Il fatto di avere la Luna in aspetto a Saturno, se non si vivono esperienze ansiose, in questo caso, non significa che se ne avranno in futuro, così come il fatto di averle e allo stesso tempo possedere queste posizioni astrologiche, non significa che ne siano la causa, ma possono essere usate per riflettere sul sintomo.

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