Astrogenealogia e E. Withmont

Faccio una premessa importante, non mi occupo di astrogenealogia, conosco i rudimenti dei rudimenti, quindi davvero poco, ma essendo uno strumento utilizzato, così come le costellazioni familiari nell’ambito del counseling penso siano da prendere in considerazione.

Sono stato colpito da questa citazione leggendo la collettanea citata in basso in E. C. Withmont afferma:

Mentre clinicamente è giustificato e di solito anche necessario trattare all’inizio la patologia personale come se fosse causata da traumi biografici della prima infanzia o della vita successiva, andiamo scoprendo che, in realtà, i traumi non sono altro che la messa in scena del dramma che si sta svolgendo. Le radici possono anche collocarsi molto prima, nel periodo prenatale o persino in modelli tematici formali precedenti al concepimento, attivati come nuclei somatici immaginali durante la gravidanza e la nascita, vengono di conseguenza proiettati, e anche invocati ed evocati, a causa dell’induzione psichica e della risonanza morfica sui comportamenti di persone importanti da cui ci si sente selettivamente attratti per la loro somiglianza e il loro adeguamento ad aspettative a priori. Questo riguarderebbe verosimilmente persino i genitori personali che, come sembra indicare l’ereditarietà astrologica, pare vengano scelti. I bambini condividono con i genitori e i nonni importanti caratteristiche astrologiche, queste costellazioni corrispondono a predisposizioni caratteriali e quindi genetiche, queste ultime, poiché si instaurano poco dopo il concepimento, fissano il tempo del momento reale della nascita, in modo da corrispondere, nove mesi dopo, alla posizione cereste appropriata. Poiché è evidente, quindi, che il momento della nascita non è accidentale, bensì scelto, in accordo con la predisposizione genetica, non sembra più tanto azzardato, incredibile pensare che la predisposizione genetica potrebbe essere scelta per adattarsi alle strutture genitoriali e alla posizione stellare nove mesi dopo, che esprimono tutti una struttura tematica a priori del dramma della vita che dovrà essere messo in scena.” 

Withmont, E. C. . Interazione archetipica e interazione personale nel processo clinico. In N. Schwartz-Salant & M. Stein (a cura di), Processi archetipici in psicoterapia (pp. 29–30). Edizioni Magi.

Chi era Edward C. Whitmont?

Edward C. Whitmont (1912–1998) è stato uno psichiatra e analista junghiano di rilievo internazionale, tra le figure più significative della psicologia analitica post-junghiana. Nato in Europa e formatosi inizialmente in medicina, emigrò negli Stati Uniti, dove divenne uno dei principali esponenti della C. G. Jung Institute of New York, di cui fu analista didatta e presidente.

Il suo contributo teorico si distingue per l’integrazione profonda tra clinica, archetipi e dimensione simbolica dell’esperienza corporea. Whitmont ha esplorato in modo originale il rapporto tra psiche e soma, anticipando temi oggi centrali come la psicosomatica simbolica, l’interazione tra livelli archetipici e personali nel processo terapeutico, e il ruolo delle immagini inconsce nella trasformazione della sofferenza.

Tra le sue opere più note si annoverano The Symbolic Quest e Return of the Goddess, testi in cui approfondisce il valore terapeutico del mito, del simbolo e delle immagini archetipiche come mediatori del processo di individuazione. Il suo pensiero si colloca in continuità con Jung, ma con una particolare attenzione alla dimensione incarnata della psiche e al dialogo tra esperienza clinica e immaginazione simbolica.

Whitmont è ricordato come una figura capace di coniugare rigore clinico e profondità immaginale, offrendo una visione della psicoterapia non riduzionista, in cui il sintomo diventa espressione significativa di un processo trasformativo più ampio.

Torno alla ipotesi suggestiva e interessante, ma indimostrabile, ad oggi, dal punto di vista causale, così come tutta l’astrologia. L’importante, però, è che la scienza degli astri sia efficace. Apro una breve riflessione.

Chiarezza epistemologica: congettura vs. evidenza scientifica

Il nucleo della argomentazione è una congettura simbolico-narrativa: l’idea che esista una “scelta” archetipica del momento della nascita, correlata a predisposizioni profonde (inclusi i temi biografici o pre-biografici) e simmetrie familiari che si rifletterebbero in costellazioni astrologiche condivise tra antenati e discendenti. Questa ipotesi metaforica non è dimostrabile in senso scientifico e non esiste, allo stato attuale delle conoscenze, una base empirica che possa confermare una causalità tra le posizioni celesti e la selezione dei genitori o un’influenza astrale sugli eventi di vita. Si tratta piuttosto di una narrazione significativa, potenzialmente utile nell’esplorazione simbolica della esperienza esistenziale.

La causalità tra astri e antenati non è scientificamente provata, né vi è evidenza che le configurazioni astrologiche abbiano un ruolo causale nello sviluppo delle caratteristiche psicologiche o dei comportamenti di una persona.

Ereditarietà dei traumi: quale evidenza scientifica?

Diversamente da quanto sopra, la ricerca biologica affronta l’ereditarietà delle esperienze traumatiche da un punto di vista dell’epigenetica, ovvero dei processi biologici che possono influenzare l’espressione dei geni senza alterare la sequenza del DNA. Non si tratta di una trasmissione diretta di “trauma” come evento psichico, ma di possibili modificazioni epigenetiche associate ad esperienze avverse che possono influenzare la salute o la regolazione dello stress nelle generazioni successive, almeno in alcuni contesti. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6127768/

Attenzione alla distinzione fondamentale:

  • DNA (sequenza genetica): molto stabile e non modificato dall’esperienza in senso diretto;
  • Epigenetica: modificazioni chimiche come metilazione del DNA o alterazioni nelle proteine associate (istoni) che possono influenzare come i geni vengono “accesi” o “spenti”.

Studi come quelli riportati nei sopravvissuti all’Olocausto o nei veterani di guerra hanno identificato modelli di metilazione del DNA associati a esposizione traumatica nei genitori e alterazioni simili nei figli, suggerendo una possibile influenza di traumi precedenti sulla regolazione genica nei discendenti. Tuttavia, va sottolineato che questi risultati sono preliminari, controversi e non forniscono prove definitive di trasmissione epigenetica del trauma nell’uomo.

Inoltre, rassegne critiche evidenziano che la trasmissione transgenerazionale attraverso epigenetica negli esseri umani non è ancora stata dimostrata in modo robusto e rimane un tema di dibattito accademico. https://www.frontiersin.org/journals/epigenetics-and-epigenomics/articles/10.3389/freae.2024.1434253/full

Ruolo e limiti dell’astrogenealogia come strumento narrativo

Dato quanto sopra, l’astrogenealogia e simili approcci simbolico-narrativi possono essere utili non perché descrivano una causalità scientifica, ma perché:

  • favoriscono l’elaborazione psicologica di temi interiori profondi, collegando archetipi familiari e personali in un linguaggio simbolico;
  • permettono di costruire significato in contesti in cui i vissuti emotivi e relazionali non si prestano a spiegazioni riduzionistiche;
  • possono integrarsi con la conoscenza dei meccanismi biologici noti, come l’epigenetica, in una narrazione psicologica che non pretende di essere una verità oggettiva ma una mappa interpretativa soggettiva.

In altre parole, mentre la causalità tra astri e genetica non è dimostrabile, la narrativa astrologica può essere uno strumento evocativo per comprendere temi psichici familiari e personali, in modo simile a come viene usata la mitologia per esplorare l’inconscio.

Si può mantenere l’ipotesi come congettura narrativa potente: essa può aiutare le persone a dare senso alla propria storia e ai legami familiari.

Ma è importante riconoscere la differenza tra:

  • ciò che è utile narrativamente o simbolicamente;
  • ciò che è scientificamente dimostrato.

Questa distinzione non svaluta il valore simbolico dell’astrogenealogia e astrologia, ma ne rende eticamente più solida l’applicazione in contesti clinici o di esplorazione personale.

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