Quando pronunciamo la parola autostima, non evochiamo soltanto un concetto psicologico moderno, ma ci collochiamo all’interno di un lungo fiume di significati che risale al greco, al latino e ancora più indietro, alle radici indoeuropee.
Il prefisso auto- proviene dal greco αὐτός (autós), “sé stesso, lo stesso”. La radice indoeuropea *aw- / *aut- indica identità e riflessività: ciò che coincide con se stesso, ciò che non ha bisogno di altro per essere nominato. Nell’auto- c’è l’eco di un principio originario, l’unità del sé che respira in tutte le culture, dall’átman sanscrito (“respiro, anima”) fino al gotico silba (“sé stesso”). Parlare di “auto” è parlare dell’intimità dell’essere.
Il secondo elemento, stima, deriva dal latino aestimāre, cioè “valutare, dare un prezzo, apprezzare”. In questa parola vive il riferimento concreto al aes, il “rame”, moneta e unità di scambio. Non è casuale: il valore si misura a partire da un metallo, segno di ricchezza e di stabilità economica. La radice indoeuropea rimanda al gesto di tagliare e misurare (*tem-), ma anche a quello di porre e stabilire (*dheh₁-). La stima è quindi un atto di misurazione simbolica: collocare una persona o una cosa in una scala di valore.
Qui la lingua incontra l’astrologia e l’antica arte dei metalli. Il rame, da cui prende forma l’idea di “stimare”, è tradizionalmente associato a Venere, pianeta del piacere, dell’armonia e della bellezza. Venere governa il Toro, segno legato al corpo, alla concretezza e al denaro. Non sorprende che l’atto di “stimare” tragga origine proprio dal rame: il valore nasce laddove si congiungono bellezza, risorse e materia.
Ma il rame da solo non basta: diventa bronzo quando si lega allo stagno. Qui incontriamo un’altra linea simbolica. Lo stagno, dal latino stannum, non designava all’inizio un metallo puro, ma una lega di argento e piombo. Questo lo rende ponte tra due archetipi:
l’argento, associato alla Luna, alla protezione, all’accoglienza, al grembo materno;
il piombo, metallo di Saturno, che governa il Capricorno, custode della concretezza, della fatica, della costruzione solida.
Il bronzo diventa così l’unione di Venere (rame), Luna (argento) e Saturno (piombo): un metallo che nasce dall’incontro di piacere e armonia con accoglienza e protezione, e infine con rigore e costruzione. La stima – e dunque l’autostima – non è mai solo un atto individuale: è un equilibrio di forze che uniscono sensibilità, cura e disciplina.
Alla luce di questo viaggio etimologico e simbolico, l’autostima appare come il gesto di “attribuire valore a sé stessi” attraverso una bilancia interiore che tiene insieme:
il sé originario (auto, da autós) come identità profonda;
il ramo venusiano della bellezza e della concretezza terrena (rame, Toro, denaro);
la cura lunare dell’accoglienza e della protezione (argento, Luna, Cancro);
la struttura saturnina della responsabilità e della costruzione (piombo, Capricorno).
In astrologia, potremmo dire che l’autostima non è mai soltanto una valutazione psicologica, ma una sintesi archetipica: Venere ci invita a riconoscere il nostro valore e la nostra bellezza; la Luna a custodirci con dolcezza; Saturno a darci forma e struttura. Solo quando queste forze dialogano, il “sé stesso” (auto) può davvero misurarsi e stimarsi in modo armonico, trovando una stabilità che non è rigida ma creativa, come il bronzo che nasce dall’incontro dei metalli.
L’astrologia non è uno strumento scientificamente validato, e non sostituisce l’intervento psicologico o psicoterapeutico. Gli articoli presenti in questo sito intendono solo esplorare il valore simbolico, metaforico e narrativo che alcune persone attribuiscono a questa pratica e come possa essere di supporto così come altri strumenti che mettono al centro il paziente e la sua storia, senza nessun riferimento a modalità predittive.
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