Jung e il mito dei 12 archetipi
Introduzione. In molti articoli divulgativi e siti web si legge che Carl Gustav Jung avrebbe identificato dodici archetipi universali della personalità, spesso accostati ai dodici segni zodiacali. Questa semplificazione è ormai diffusa al punto che anche testate autorevoli la riportano: ad esempio, un recente articolo afferma che Jung “ha identificato 12 archetipi della psiche umana” utilizzati dagli scrittori. In realtà si tratta di un mito moderno. Jung non ha mai stabilito un elenco di 12 archetipi né tantomeno li ha collegati ai segni zodiacali nei suoi scritti. Di seguito faremo chiarezza, distinguendo le teorie originali di Jung dalle interpretazioni postume che hanno portato al modello dei “12 archetipi”.
Gli archetipi secondo Jung
Archetipi senza numero fisso. Jung introdusse il concetto di archetipo per indicare immagini originarie e universali dell’inconscio collettivo: figure simboliche ricorrenti in miti, sogni, leggende e religioni di ogni cultura. Importante sottolineare che Jung non fissò mai un numero specifico di archetipi. Al contrario, suggerì che «esistono tanti archetipi quante sono le situazioni tipiche della vita», indicando di fatto una pluralità potenzialmente illimitata. Egli stesso scoraggiava l’idea di memorizzare liste chiuse di archetipi: «Non serve a nulla imparare a memoria un elenco di archetipi. […] Non esiste un elenco definitivo di archetipi junghiani». In altre parole, per Jung gli archetipi sono innumerevoli e si manifestano sotto forme sempre nuove, a seconda dei contesti storici e culturali.
Esempi di archetipi junghiani. Nei suoi lavori Jung descrisse diverse figure archetipiche senza mai limitarle a dodici. Tra gli archetipi principali discussi da Jung troviamo ad esempio l’Ombra (il nostro “lato oscuro” rimosso), l’Anima/Animus (la personificazione del femminile nell’uomo e del maschile nella donna), la Persona (la “maschera” sociale), il Sé (l’archetipo della totalità psichica). Jung citò anche figure universali come il Grande Padre e la Grande Madre, il Vecchio Saggio, il Fanciullo Divino, l’Eroe culturale, il Trickster (ingannatore) e così via. Queste erano però esempi aperti, non una lista chiusa: Jung chiariva che gli archetipi “sono figure simboliche universali” emerse dai miti e dalle storie di tutti i popoli, senza voler codificarne un totale preciso. Dunque è errato sostenere che Jung abbia mai elencato “i suoi 12 archetipi” definitivi – un concetto che non appare in alcun testo originale di Jung.
L’origine moderna dei “12 archetipi”
Carol Pearson e la sistematizzazione in dodici tipi. Da dove nasce allora la popolare idea dei 12 archetipi? La sua origine va ricercata decenni dopo Jung, negli sviluppi della psicologia del profondo e della narrativa mitica. In particolare, la psicologa junghiana Carol S. Pearson fu la prima a organizzare alcuni archetipi in un sistema di dodici tipi. Nel suo libro Awakening the Heroes Within (pubblicato nel 1991), Pearson presentò infatti un modello di 12 archetipi intesi come tipologie di personalità eroiche. Questa lista include archetipi denominati l’Innocente, l’Orfano, il Guerriero, l’Angelo Custode (Caregiver), l’Amante, il Cercatore (Esploratore), il Distruttore (Ribelle/Fuorilegge), il Creatore, il Mago, il Sovrano, il Saggio e il Folle (Giullare). Si tratta chiaramente di una rielaborazione post-Jung, ispirata ad alcune figure mitiche e fiabesche che richiamano concetti junghiani, ma formalizzata per la prima volta negli anni ‘80-’90 da Pearson e altri autori successivi.
Diffusione e scopi pratici. L’idea dei 12 archetipi venne ulteriormente popolarizzata al di fuori dell’ambito accademico. Ad esempio, nel 2001 il libro The Hero and the Outlaw di Margaret Mark & Carol Pearson applicò questi dodici archetipi alla costruzione di marchi e messaggi pubblicitari, facendone uno strumento di marketing. È proprio attraverso testi divulgativi, test della personalità e manuali di branding che i 12 archetipi sono divenuti così noti al grande pubblico. Tuttavia, è fondamentale capire che definire esattamente dodici archetipi è una semplificazione operata da studiosi successivi, non da Jung stesso. Come spiega uno studio divulgativo, “i 12 archetipi che comunemente vediamo associati […] sono una riorganizzazione di queste figure, strutturata da studiosi successivi (tra cui Mark e Pearson)”. In sintesi, i “12 archetipi” andrebbero correttamente chiamati archetipi di Pearson, non archetipi “di Jung”. Si basano sulla teoria junghiana, ma la scelta di fermarsi a dodici tipologie è postuma e legata a esigenze pratiche (didattiche, narrative o di marketing).
Archetipi e segni zodiacali: un collegamento successivo
Astrologia e archetipi in Jung. Carl Jung manifestò interesse per l’astrologia sul piano simbolico, vedendovi possibili correlati degli archetipi. In alcune lettere e saggi accenna al fatto che lo zodiaco fornisce un’antica cornice simbolica in cui l’umanità ha proiettato contenuti psichici collettivi. Ad esempio, Jung scrisse che l’astrologia “ci dà una determinazione solo simbolica” di energie psichiche, e che ogni costellazione zodiacale può rappresentare un aspetto archetipico della psiche umana. Dunque Jung riconosceva i 12 segni come un sistema simbolico antichissimo, ma non ha mai formulato un elenco di 12 archetipi corrispondenti ai segni in ambito psicologico. Per Jung l’utilizzo dello zodiaco era esplorativo e sincronistico, non un modello psicologico di personalità, la prima caratteriologia descrittiva.
Un’idea moderna, non junghiana. L’associazione rigida “un archetipo per ogni segno zodiacale” è frutto di interpretazioni moderne e semplificate, sviluppate dopo Jung. Alcuni autori contemporanei, spesso in ambito New Age o astrologico, hanno tentato di mappare i 12 archetipi della suddetta lista di Pearson sui 12 segni zodiacali (es. Ariete = Guerriero, Toro = Angelo Custode, Gemelli = Burlone, Cancro = Madre, ecc.). Queste corrispondenze si trovano in blog e manuali odierni, ma non hanno alcun fondamento nei testi originali di Jung. Jung non affermò mai, ad esempio, che “Ariete corrisponde all’archetipo dell’Eroe” o simili – questo genere di equivalenze è una libera sovrapposizione nata successivamente, fondendo astrologia e tipizzazioni archetipiche per scopi divulgativi. Gli stessi sostenitori della psicologia junghiana avvertono che “gli archetipi non sono solo 12, come i segni zodiacali!”, criticando l’errata convinzione che Jung avesse limitato a dodici le forme dell’inconscio collettivo. In realtà, come visto, Jung concepiva gli archetipi in modo molto più fluido e aperto.
Perché è importante fare chiarezza. Riassumendo, l’idea che Jung abbia “identificato 12 archetipi” associati magari ai 12 segni zodiacali è fuorviante. Si tratta di una semplificazione post-junghiana: furono psicologi come Carol Pearson, decenni dopo Jung, a proporre un modello di dodici archetipi ispirati alla sua teoria. Jung stesso non definì mai una rosa di 12 figure archetipiche definitive. Anzi, nei suoi scritti insiste sul carattere potenzialmente illimitato e multiforme degli archetipi dell’inconscio collettivo. È bene dunque mettere in guardia da spiegazioni troppo schematiche: sebbene i “12 archetipi” di Pearson possano essere utili come strumento divulgativo o narrativo, vanno riconosciuti per ciò che sono – un’elaborazione successiva – e non confusi con le originali scoperte di Jung. Quest’ultimo ci ha lasciato in eredità una visione assai più ampia e complessa della psiche, che non può essere ridotta ai soli dodici tipi di certe infografiche moderne. Conoscere la differenza tra il pensiero di Jung e le reinterpretazioni successive ci permette di apprezzare la profondità della psicologia junghiana senza cadere in semplificazioni non autentiche.
Jung non ha mai codificato 12 archetipi universali legati allo zodiaco – questa è un’associazione nata dopo di lui. Riconoscere questo fatto ci aiuta a evitare fraintendimenti e a onorare la complessità del suo lavoro originale, distinguendolo dalle utili ma moderne “favole” che ne sono derivate.
Fonti:
L’astrologia non è uno strumento scientificamente validato, e non sostituisce l’intervento psicologico o psicoterapeutico. Gli articoli presenti in questo sito intendono solo esplorare il valore simbolico, metaforico e narrativo che alcune persone attribuiscono a questa pratica e come possa essere di supporto così come altri strumenti che mettono al centro il paziente e la sua storia, senza nessun riferimento a modalità predittive.
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