i 3 pilastri dell'amore e del desiderio: Eros, Venere, Marte

Eros, Venere e Marte, perché sono i pilastri metaforici dell’amore?

L’innamoramento è uno degli argomenti più affascinanti e allo stesso tempo più misteriosi nell’esperienza umana. Quel moto interiore che ci spinge verso un altro essere, che ci lascia sospesi tra estasi e vulnerabilità, evoca domande antiche: «Perché improvvisamente il cuore batte con forza?», «Cosa vedo nell’altro che mi manca in me stesso?», «In quale modo questa spinta al desiderio riverbera nella mia psiche?». È inevitabile, in una riflessione profonda, intrecciare il filo etimologico della parola amore con il mito di Eros in Grecia antica, con la lettura metaforica in astrologia di Venere e Marte nel tema natale, e con le più intuizioni della psicologia analitica junghiana.

Il Desiderio e il Significato della Parola “Amare”
Parlare di innamoramento significa innanzitutto riconoscere che l’amore non è un sentimento confinato allo scambio tra due persone. Possiamo innamorarci di un progetto creativo, di un’opera d’arte, di un ideale o di un lavoro: in ciascun caso è il desiderio a emergere, un desiderio che ci scuote e ci spinge a muoverci verso un oggetto esterno, come fosse un richiamo magnetico. Il latino amō rimanda a questa tensione verso il desiderato, ma già nella radice greca μαίνομαι (mainomai), “bramare con ardore”, si coglie la passione travolgente che caratterizza l’innamoramento. Dietro a questo arcaico moto di bramosia resta, tuttavia, un atto di scelta: amare significa dirigere la propria volontà, scegliere consapevolmente (o inconsciamente) un oggetto di affetto e dedizione. L’innamorato non è un mero spettatore della propria storia interiore, ma diventa soggetto protagonista che orienta il proprio cammino interiore verso l’altro. I latini per dire io amo qualcuno usavano il verbo diligere, io ti scelgo, dunque in astrologia Venere che rappresenta il principio di piacere è colei la quale “sceglie” così come raccontano diversi miti in cui lei è protagonista.

Eros come Archetipo Primordiale e Forza Creatrice
Nella mitologia greca Eros compare in forme diverse: nell’atto stesso della creazione cosmica – nascosto dentro l’uovo primordiale – funge da forza indispensabile per l’unione degli opposti e la nascita del cosmo. In questa prospettiva, Eros è l’archetipo dell’unità originaria, di quel Sé indiviso che ricerca l’integrazione delle polarità psichiche. Quando l’innamoramento si manifesta, risuona in noi questa vibrazione primordiale che desidera ricongiungersi all’altro. La rappresentazione più celebre, però, è quella del piccolo arciere al servizio di Afrodite, armato di arco e frecce. Chi viene colpito dalle sue saette sperimenta il cosiddetto “cadere in amore” – nel francese tomber amoureux e nell’inglese to fall in love è chiara la metafora della caduta, di un moto che ci sottrae all’ordinario equilibrio per proiettarci verso l’altro. Ma cadere non significa perdersi: piuttosto, ci si abbandona a una forza più grande della ragione, che scardina le difese e ci mette in contatto con aspetti profondi e arcaici della nostra psiche. Eros era figlio proprio di Afrodite e Ares, Venere e Marte che troviamo in astrologia e nel tema natale.

Proiezione, Transfert e Complessi nell’Innamoramento
Secondo la psicologia analitica di Jung, l’innamoramento può essere anche il risultato di un lavoro di proiezione: trasportiamo sull’altro parti di noi stessi non ancora integrate, che si presentano come immagini ideali. L’Anima nell’uomo, l’Animus nella donna, prendono forma grazie al transfert amoroso, alimentando fantasie che rispondono a bisogni inconsci – protezione, salvezza, avventura, nutrimento emotivo. In questa dinamica emerge anche l’ombra dell’amore, cioè l’insieme di ferite antiche, paure di abbandono, complessi di inferiorità che riversiamo sul partner. Innamorarsi diventa, dunque, un’occasione di crescita interiore: se riconosciamo che l’altro è un contenitore delle nostre parti rinnegate, possiamo imparare a non “buttarle” tutte dentro al rapporto, ma a integrarle progressivamente, favorendo il processo di individuazione.

Venere e Marte nell’Astrologia: Archetipi Psichici
L’astrologia individua in Venere e Marte i simboli principali dell’amore e del desiderio. Venere incarna ciò che ci attrae, il modo in cui ricercatori di bellezza e armonia plasmano i propri valori affettivi. Psichicamente, corrisponde alla funzione dell’Affetto, a quell’archetipo che cerca la relazione, la condivisione, la dolcezza. Marte, al contrario, simboleggia la forza e la volontà, l’energia vitale che ci spinge ad agire, a conquistarci l’oggetto amato, a superare ostacoli. Nell’analisi junghiana, Marte rappresenta la funzione di Realizzazione, la tensione verso l’obiettivo, l’audacia necessaria per seguire un impulso interiore. Nel tema natale, l’intreccio fra i due – attraverso segni, case e aspetti – delinea la forma archetipica di Eros, loro figlio, che porteremo in ogni nostra relazione sentimentale.

Il Mito Personale e le Varianti del Tema Natale
L’insieme di segno e casa in cui si trova Venere, unitamente a segno e casa di Marte, dipinge un mito personale: è la storia simbolica che ciascuno di noi porta dentro e che cerca incarnazione attraverso l’esperienza dell’innamoramento. Se Venere si trova in un segno di Acqua, ad esempio, potremmo vivere il desiderio in termini di fusione emotiva e nutrimento affettivo; se Marte si congiunge al Plutone natale, il rapporto diventa un luogo di trasformazione e rinascita. Quando Venere e Marte formano un trigono armonico, c’è naturalezza nella corrispondenza tra piacere e azione; se sorgono quadrature o opposizioni, la danza diventa più conflittuale, richiedendo uno sforzo consapevole per conciliare i poli dell’affetto e dell’agire. In questo quadro, ogni relazione d’amore attiva quei complessi arcaici registrati nel nostro inconscio, dispensando sia opportunità di guarigione sia rischi di ripetizione di vecchi schemi dolorosi. Tutta la simbologia astrologica deve essere riletta in forma narrativa e metaforica poiché gli astri non determinano.

Flessibilità e Declinazioni dell’Archetipo
Pur rimanendo intatto il nucleo archetipico, la struttura formale, definito da Venere e Marte, la manifestazione concreta dell’innamoramento evolve nel tempo. Possiamo cambiare gusti, intenderci per metafora, dal sapore “crudo” di un pomodoro al gusto più lavorato di una salsa, così come possiamo trasformare il modo in cui soddisfiamo il nostro bisogno di amore: dall’ideale fusionale a un rapporto che accompagni la nostra spinta all’autonomia. Questi diversi “gusti affettivi” sono segnali del nostro cammino di individuazione: mano a mano che integriamo ombra e illuminazione, scopriamo nuovi modi di amare e di essere amati, ridefinendo il nostro mito personale e ampliando la coscienza del Sé.

In definitiva, innamorarsi non è un semplice “cadere” per effetto di una freccia divina. È piuttosto un invito a esplorare il proprio mondo interno, a riconoscere le parti proiettate, a integrare i propri aspetti ombra e luminosi. L’approccio integrato che unisce l’analisi etimologica del termine “amare”, la ricchezza mitologica di Eros, la mappa astrologica di Venere e Marte e le profonde intuizioni della psicologia analitica junghiana ci offre una lente potente per comprendere il mistero dell’innamoramento come un percorso di trasformazione. In questo viaggio, ogni relazione diventa uno specchio in cui risiede la possibilità di ritrovare il Sé autentico, di abbracciare la totalità del nostro essere e di danzare con la forza creatrice dell’amore in tutte le sue forme.

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